Domenica, 04 Agosto 2013

V.MAJAKOVSKIJ, POETA DELLA RIVOLUZIONE PROLETARIA

Vladimir Majakovskij nacque il 19 luglio 1897. E' stato uno dei fondatori della letteratura sovietica. Stalin lo definì il poeta più grande e geniale del suo tempo. La Rivoluzione d'Ottobre ebbe su di lui un'influenza decisiva e proprio nel 1917 compose uno slogan memorabile, mai dimenticato: "MANGIA ANANAS E GALLETTO AMBURGHESE! IL TUO ULTIMO GIORNO E' ARRIVATO, BORGHESE!" 

Fin dall'inizio si schierò senza esitazione per il Potere sovietico. Alla sua penna appartengono innumerevoli poesie, poemi, commedie, articoli e scritti relativi ai primi due decenni della storia dell'URSS. Fu inoltre autore delle famose vignette politico-satiriche della ROSTA (Agenzia Telegrafica Russa).

Intervenne frequentemente in assemblee operaie, di soldati dell'Armata Rossa, di giovani. Ha lasciato diari in prosa e in versi dei suoi viaggi all'estero, durante i quali mai nascose il suo favore per l'ordinamento socialista, per le idee e la morale del socialismo, per il patriottismo sovietico e l'internazionalismo proletario. Questa sua posizione ora viene sottaciuta dalla propaganda borghese e dai critici al suo servizio, che tendono a mettere in evidenza soltanto la sua maestria poetica, le sue invenzioni fonetiche, la sua attrazione per il futurismo e fanno persino balenare la ipotesi fantasiosa di una sua delusione nei confronti del Potere sovietico.

In realtà Majakovskij dedicò un gran numero di poesie alla figura di Lenin, alla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, alla guerra civile ed alla edificazione socialista. Si pensi soltanto ai poemi "Vladimir Ilic Lenin" e "Bene!", alle poesie "Conversazione con il compagno Lenin", "Marcia di sinistra", "Canto decennale", dedicata al decimo anniversario dell'Armata Rossa. A Lenin dedicò anche "Lenin con noi!", "Non ci crediamo!" (sulla sua malattia), "Leniniani" e "Komsomolskaja".

Majakovskij rivolse la propria attenzione anche all'eroismo sul lavoro di quanti, nonostante tutte le difficoltà, costruirono i giganti della economia sovietica ("Racconto di Chrenov sul cantiere di Kuznezk e sugli uomini di Kuznezk"), fecero crescere l'agricoltura e la misero sui binari socialisti ("La marcia del raccolto", "La marcia dei venticinquemila"), sacrificarono la loro vita nello scontro con il nemico di classe ("Vorovskij", "La ballata dei 26", "Compagno Nette, piroscafo e uomo"). Scrisse anche versi sui vantaggi che il Potere sovietico recò ai lavoratori ("Racconto del metallurgico Ivan Kozyrev sul trasferimento nella nuova casa").

Ma Vladimir Majakovskij non tralasciò neppure di denunciare con vigore tutto ciò che ostacolava la dinamica del socialismo, nè  di condannare il sabotaggio del nemico di classe ("Il volto del nemico di classe", " I sabotatori"). Coi suoi versi esortò alla vigilanza contro gli avversari del Potere dei soviet ("Sii vigile", "I soldati di Derzhinskij"), denunciò l'infamia di quei propagandisti borghesi ed emigranti bianchi che specularono conpiaciuti sulla carestia del 1921 ("Canaglie"), sferzò i filistei, i burocrati, gli adulatori, i conformisti ("Sulla feccia", "Leccapiedi", "La cimice", "Il bagno"). Incitò a battersi contro tutte le incrostazioni burocratiche ("I riunionisti"), a sviluppare la concretezza, la critica e l'autocritica bolscevica ("Il pilastro", "Avanti nell'autocritica!").

Si rivolse direttamente ai giovani e giovanissimi lettori delle sue poesie invitandoli a dimostrarsi degni sostituti delle prime leve di combattenti per il socialismo ("Komsomolskaja", "Alla nostra gioventù", "Canto-saetta"), a prepararsi al lavoro ("Chi essere"), alla difesa del proprio paese ("Imbracciare i fucili nuovi", "Marcia-difesa"). Si appellò ai soldati ed ai marinai perchè fossero sempre pronti a rafforzare le difese del paese ( "Alla catena", "Il komsomol sottomarino", "Il proletario volante").

Nei suoi diari di viaggio mise in evidenza la falsità della democrazia borghese ("Come funziona la repubblica democratica..."), descrisse il destino dei lavoratori nei paesi capitalistici ("Il ponte di Brooklyn", "Black and white"), si vantò di essere cittadino dell'Unione Sovietica ("Versi sul passaporto sovietico", "Noi", "Broadway"), difese l'internazionalismo proletario ("Il miglior verso", "Ad Occcidente tutto tranquillo", "Messico").

Majakovskij fu sempre per il mantenimento delle posizioni di classe nell'impegno letterario ed artistico ("Ordine n.2 dell'Armata delle Arti", "Signori artisti del popolo"), per la collocazione del poeta dentro lo schieramento operaio ("Conversazione con l'ispettore di finanza sulla poesia", "A piena voce", "Lettera dello scrittore V.V.Majakovskij allo scrittore M.M.Gorkij").

 

Aleksej Zopak

da: vkpb.ru, 31.07.2013                                                                                                    

 

 

Riportiamo di seguito alcuni brani che evidenziano bene la connotazione fortemente politica di tanta parte della produzione lirica e letteraria di Vladimir Majakovskij:

 

Io voglio

             che si accomuni a una baionetta

                                                          la penna.

Che insieme alla ghisa

                                e alla produzione di acciaio

Stalin legga,

                  a nome del Politburo,

il rapporto

               sul lavoro dei versi.

                            

                     ("A casa", 1925)

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Scuotendo

                la solenne fila di penne

sopra la faccia

                     cavallina,

scendono (gli indiani, ndr)

                 e vanno

                                              per ora ad estinguersi.

 

Aspettano.

                Traduci, Komintern,

l'odio di razza

                    in odio di classe.

 

                ("Testimonianza", 1926)

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Non compiacerti,                      

                       compagno,

                                       per i giorni pacifici,

porta

         al macero

                       la benevolenza.

Ricordati,

             compagno:

                             in mezzo a noi

armeggia

              il nemico di classe.

          

             ("La faccia del nemico di classe", 1928)

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Dinanzi

                    alla C.C.C. (1)                              

                                    dei futuri

                                                   anni radiosi

sopra la banda

                      dei poetici

                                      profittatori e scrocconi

io leverò

             come una tessera bolscevica

tutti i cento tomi

                         dei miei

                                      libri di partito.

 

               ("A piena voce", 1930)

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(1) Commissione Centrale di Controllo

Traduzione dal russo di Stefano Trocini

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