Giovedì, 30 Maggio 2013

BENZINA SUL FUOCO IN SIRIA

Non appena Russia e USA hanno raggiunto l'accordo per la convocazione in giugno di una Conferenza di pace sulla Siria con la partecipazione di tutte la parti interessate, l'Unione Europea ha annunciato la revoca dell'embargo sulle forniture di armi all'opposizione siariana e la proroga delle sanzioni economico-commerciali contro Damasco.

La decisione è stata assunta dal Consiglo della UE per i problemi internazionali, pur mancando l'intesa fra tutti i paesi membri. L'Austria si è detta contraria ed il Belgio vorrebbe una revoca parziale. La Francia, invece, sta cercando ostinatamente sostanze tossiche nei corpi delle vittime della guerra civile per accusare Assad di ricorso alle armi chimiche.

La revoca dell'embargo - hanno avvertito al Ministero degli esteri russo - può aggravare il conflitto. Il capo del dicastero Serghej Lavrov ha dichiarato che "La non proroga dell'embargo sulle forniture di armi all'opposizione siriana è una decisione inaccettabile e contraria a tutte le norme del diritto internazionale".

La "Sovetskaja Rossia" ha rivolto sulla vicenda alcune domande al vicepresidente della Commissione affari internazionali della Duma LEONID KALASHNIKOV, esponente del Partito comunista della Federazione Russa.

- Che significato attriuisce a questa novità?

- Penso che America e UE stiano andando fino in fondo nella questione siriana. L'Unione Europea ha seguito le mosse del Congresso USA, che di recente aveva già cancellato il divieto di fornire armi ai cosiddetti ribelli siriani, anche se per la verità le forniture avvenivano lo stesso contrariamente al dirritto internazionale. La Turchia da tempo fa passare materiale bellico attraverso le sue frontiere assai permeabili. Sotto il profilo finanziario gli sponsor sono l'Arabia Saudita ed il Qatar.

- Cosa ha frenato fino ad ora  il desiderio degli occidentali di armare l'opposizione siriana? 

- Il rischio che queste stesse armi potessero essere rivolte contro di loro, come si è verificato in Libia dove le armi fornite dai paesi della NATO si sono disseminate per tutto il paese e alla fine con alcune di esse è stato ucciso l'amasciatore USA. Negli ultimi tempi, però, anche questa preoccupazione ha smesso di funzionare e prevale fortemente la voglia di sbarazzarsi di Assad. In questo senso l'Occidente intende andare fino in fondo. 

- Come valuta il tentativo di arrivare alla Conferenza sulla Siria? 

- Questo accordo raggiunto tra Obama e Putin attraverso il Segretario di stato Kerry viene ritenuto una spinta verso la pacificazione. Però i politici occidentali ripetono giorno e notte come ossessionati di non voler discutere con il presidente Assad.

Essi dimostrano di avere due pesi e  due misure. Ad esempio, organizzano trattative segrete con i talebani e nello stesso tempo li definiscono estremisti islamici pericolosi. Per loro Assad è un personaggio consacrato al totalitarismo, artefice della guerra civile. Al contrario non vedono l'assenza di democrazia in Qatar ed Arabia Saudita, dove le donne non hanno neppure il diritto di guidare la macchina. La decisione di legittimare la fornitura di armi all'opposizione siriana deriva dalla doppiezza morale di chi la vuole imporre.

- Così vorrebbero insegnare ad Assad la democrazia? 

- Sul presidente siriano si sta esercitando una pressione psicologica. Egli ha dichiarato la propria intenzione di convocare le elezioni presidenziali entro il 2014, però gli USA ed i maggiori paesi europei vogliono costringerlo a rinunciarvi. A loro serve solo un cambio di regime in Siria.

Anche la Russia subisce pressioni da ogni parte. I viaggi del Segretario di stato americano Kerry e del presidente israeliano Netanyahu hanno avuto un preciso obiettivo: persuadere la dirigenza russa a rinunciare alla difesa dello stato siriano, a rompere il contratto  di fornitura a Damasco delle rampe antiaeree S-300, stipulato prima del conflitto. Non avendo ottenuto ancora tutto quello che vorrebbero, i nemici della Sirua spingono verso misure estreme.

- In Europa, però, non vi è unità sulla revoca dell'embargo.

- Si, l'Europa non è unanime. Tuttavia farà quel che vuole il socio di maggioranza della NATO. Essendo a conoscenza dei fatti reali, posso dire che i principali paesi europei sono già d'accordo sulla revoca nonostante le divisioni e i dubbi.

Con la legittimazione delle forniture di armi agli evversari di Assad essi puntano ad una riedizione dello scenario libico, ad impedire la rielezione del presidente siriano per un altro mandato e ad inasprire la situazione prima della Conferenza di pace. Evitano di premere eccessivamente sulla Russia, poichè possiede il deterrente nucleare. Possono tuttavia farlo per via indiretta, condannando al fallimento l'iniziativa di pace. E' questo il livello morane dei nostri "amici-partner".

- Come evolverà la situazione in Siria, se dovessero affluirvi dosi massicce di armi?

 -Già adesso gli oppositori sono armati fino ai denti. E se le armi aumenteranno ancora? La lotta ai paesi arabi che non sottostanno al volere USA iniziò anni fa in Egitto. Ora la Siria è diventata lo spartiacque geopolitico fondamentale sia per la Russia che per l'Occidente, in primo luogo per gli USA. Se la Siria cadrà, si spianerà la strada verso l'Iran. Caduto l'Iran, si arriverà all'Asia centrale, che costituisce il portone d'ingresso non solo in Russia, ma anche in Cina. L'Occidente vuole indebolire la Cina, che sta diventando troppo forte, per realizzare l'idea di una nuova via della seta. Dopo l'abbandono dell'Afganistan gli USA intendono radicarsi in Asia centrale, Lo aveva lasciato intendere la signora Clinton quando, prima di uscire di scena, dichiarò a chiare lettere che gli USA non avrebbero permesso alla Russia di varare l'Unione Doganale, di rifare l'Unione Sovietica. I processi di integrazione nello spazio post-sovietico urtano contro i piani americani. Pur di imporre i propri interessi gli USA sono  pronti a mettere in campo qualsiasi stratagemma.

- Allora la decisione della UE di revocare l'embargo è uno spartiacque assoluto per la Russia? 

- Certamente, non possiamo più fare nessun passo indietro, abbiamo gà fatto troppe concessoni.

 Traduzione dal russo di Stefano Trocini

 

Fonte: Sovetskaja Rossija 30.05.2013

 

 

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