Sabato, 25 Maggio 2013

AMICI E NEMICI DELLA SIRIA E DELLA PACE IN MEDIO ORIENTE.

PROTESTE DEL POPOLO TURCO CONTRO LA POSIZIONE ANTISIRIANA DI ERDOGAN

Il popolo turco non accetta la politica antisiriana del primo ministro Erdogan, che insiste nelle sue assurde provocazoni e accuse ingiustificate.

Ad Ankara si è tenuta una manifestazione di solidarietà con la Siria, cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone. L'iniziativa era dedicata anche alla commemorazione di Ataturk, visto in evidente contrapposizione alla figura dell'attuale premier. Tra gli organizzatori figuravano il Partito popolare repubblicano, il Partito della sinistra democratica e il Partito dei lavoratori della Turchia.

I manifestanti hanno protestato contro la politica degli Stati Uniti nei confroni di Siria, Iran, Iraq e la stessa Turchia, i cui governanti si sono trasformati in dei fantocci di Washington. Gli intervenuti hanno detto che l'atto terroristico di Reyhanli dello scorso 11 maggio è una conseguenza della politica di Erdogan, responsabile di aver fatto dei territori turchi confinanti con la Siria una base di addestramento e una tana per i terroristi. "Noi, -hanno detto i manifestanti- non vogliamo un'altra Reyhanli, dove a causa delle scelte antisiriane hanno perso la vita tanti innocenti. E' per noi importante mantenere l'unità turco-siriana, che invece gli Stati Uniti vogliono distruggere. Noi non vogliamo la guerra nè con la Siria, nè con l'Iran. Chi oggi si schiera contro il governo di Assad serve gli interessi degli americani e degli israeliani. Noi siamo per una politica estera indipendente della Turchia e per l'amicizia con i nostri vicini".

Ricordiamo che Erdogan senza aver avviato nessuna indagine accusa il governo siriano di aver oganizzato la strage di Reyhanli nonostante il fatto, accertato, che dall'una e dall'altra parte del confine operino i "ribelli" , autori di diversi ed efferati atti terroristici.

La parte siriana ha proposto alla Turchia un'indagine congiunta, ma al premier turco non serve la verità, tant'è che ha immediatamente rifiutato la proposta ed è volato a Washington per discutere dei prossimi provvedimenti da adottare contro la Siria.

 

I TERRORISTI UCCIDONO GLI OPERAI

 Quando sono in gioco i finanziamenti dall'estero, i "rivoltosi" si spacciano per delle "pecorelle inermi". Promettono di rinuciare al terrorismo, condannano i criminali nelle proprie file, promettono di non compiere più sequestri di persona. Dopo la comparsa in rete di un filmato in cui un "ribelle"-cannibale mangia il cuore di un soldato siriano ucciso, essi si sono dissociati ed hanno dichiarato che puniranno i criminali di guerra. Però tutte le loro promesse si rivelano immancabilmente inattendibili.

I terroristi continuano ad attaccare la popolazione civile, ad uccidere gli operai. Nel villaggio di Mlecha vicino a Damasco hanno sferrato colpi di artiglieria contro la fabbrica tessile "Vasim".  Non si comprende per quale ragione l'abbiano presa di mira, ma il risultato è stato tragico: 3 operai morti e 24 feriti, gravi danni materiali allo stabilimento.

Un altro crimine è stato scongiurato dagli organi di sicurezza. Due auto piene di eslosivo sono state individuate sulla autostrada dal villaggio di Harasta alla capitale. Il giorno prima sulla stessa autostrada era stata neutralizzata una vettura con una tonnellata dello stesso esplosivo. I "rivoltosi", evidentemente, si preparavano a seminare devastazioni su vasta scala, poichè le auto minate possono uccidere decine di persone e radere al suolo interi fabbricati.

Nella provincia di Daraa due "ribelli" sono morti mentre piazzavano dell'esplosivo sulla strada, il congegno è scoppiato mentre stavano "lavorando". Nella stessa provincia gli "oppositori" si erano impegnati, dopo trattative con le autorità, a cessare la pratica dei sequestri di persona. Subito dopo, però, hanno rapito a Gussum il padre del viceministro egli esteri siriano Fayssal Al Mikdad. I rapitori non si soni curati nè della parola data, nè della veneranda età del rapito, ottantenne.  

 

 

 

NUOVE PROVOCAZIONI DI ISRAELE CONTRO LA SIRIA

Il 21 maggio all'una di notte un'auto israeliana ha attraversato la linea di cessazione del fuoco tra Siria e Israele, puntando in direzione di Bir Ajam nel territorio liberato delle Alture di Golan siriane.

L'esercito siriano ha distrutto il veicolo responsabile della violazione e in risposta Israele ha lanciato due razzi sul villaggio di Az-Zubeidia, per fortuna senza provocare vittime.

Il giorno prima un'altra auto israeliana con moderne apparecchiature di comunicazione era stata individuata nella città di Al-Kseyr durante un'ispezione nel territorio.

Israele cerca di negare la sua partecipazione agli eventi e la sua conplicità con i "ribelli". Dice di osservare una rigorosa neutralità, ma ad ogni nuovo incidente appare sempre più arduo dimostrarlo.

Le forze armate siriane hanno avvertito che qualsiasi tentativo di violare la sovranità del paese sarà contrastato. In un dichiarazione del Comando superemo si afferma che "si sbaglia chi pensa di poter mettere alla prova la nostra capacità di difendere l'onore della Patria".

 

Elena Gromova

Corrispondente di "Sovetskaja Rossija"da Damasco

Fonte: www.sovross.ru, 25.05.2013 

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