Mercoledì, 26 Dicembre 2012

IL “TERRORISMO” DELLE BANCHE E COME QUESTE INFLUISCONO SULLA SITUAZIONE MONDIALE

INTRODUZIONE - (Funzione economica del sistema bancario nell’imperialismo e nel socialismo).

Venti anni fa i seguaci del bolscevismo approvarono a Minsk la piattaforma bolscevica in seno al PCUS e dichiararono a ragion veduta che l’umanità era in grado di compiere balzi possenti nel suo sviluppo pari a quelli, ad esempio, che seguirono la scoperta e l’utilizzazione del fuoco. Il periodo staliniano di sviluppo dell’URSS, periodo di rapidissima industrializzazione che comportò la trasformazione rivoluzionaria dell’umanità intera, fu definito una impresa di Prometeo.

Le fasi di costruzione della base economica negli anni della direzione di I. V. Stalin sconvolsero dalle fondamenta il sistema bancario dell’imperialismo, dal momento che alla forma privata di appropriazione, regolata da tale sistema bancario,fu contrapposta la forma di contabilità e controllo di queste stesse banche che portò alla eliminazione della forma privata di appropriazione dei frutti del lavoro altrui. Per la maggioranza assoluta della popolazione dell’URSS tale mutamento dell’attività delle banche si tradusse in una politica di riconversione di una parte del profitto per la riduzione dei prezzi e in tal modo si poterono migliorare le condizioni di vita della stragrande maggioranza degli abitanti del paese. Proprio questa linea di condotta economica, nel novembre 1991, fu alla base della costituzione del Partito Comunista Pansovietico dei Bolscevichi . E uno degli indirizzi del lavoro nel campo della teoria economica divenne per il VKPB lo scritto di Lenin “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, dove si analizzano le fasi della formazione dell’imperialismo mondiale a partire dalla fusione fra il capitale finanziario e quello industriale. Negli anni in cui il VKPB ebbe a costituirsi la fusione del capitale finanziario e industriale nell’intero spazio postsovietico procedette di gran carriera dopo che la nomenclatura di partito era passata alla trasformazione immediata del potere politico in capitale.

In venti anni di modificazioni della forma di proprietà abbiamo potuto osservare il salto nel vuoto della partitocrazia e l’ascesa al potere dei “ragazzi di Chicago” , insediatisi rapidamente in quasi tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica. Questi” giovanotti” hanno mandato ben presto in soffitta i mercatisti romantici provenienti dal PCUS ed hanno reso subito evidente nella realtà l’essenza del mercato imperialistico. Alla fine non si sono udite solo le lagnanze pure e semplici degli ambienti industriali e commerciali contro il terrorismo delle banche, cosa che già un secolo fa Lenin aveva potuto constatare quando scrisse il suo immortale lavoro più sopra citato. Adesso è la vita tutta ad avere assunto un carattere di permanente instabilità dovuta al diktat del sistema bancario, che si manifesta in una persistente mancanza di denaro per i bisogni sociali della popolazione e per la certezza di funzionamento dei servizi essenziali all'esistenza degli uomini.

Ma il dato più significativo emerso da quanto è accaduto in quest'ultimo ventennio sta nella crisi sistemica del capitalismo, che ha dimostrato la totale incapacità del sistema finanziario occidentale di portare con un qualche risultato l’umanità verso il progresso. E così la palma del boom industriale è passata, gradualmente, nelle mani dei paesi una volta appartenenti al Terzo mondo, dove l’imperialismo ha spostato a ritmi accelerati il capitale per trarre profitti dall’impiego della manodopera a minor prezzo. Questi paesi hanno poi ricevuto la denominazione di “paesi in via di sviluppo” e, in effetti, verso questo sviluppo hanno progredito abbastanza rapidamente.

E' a tutti noto che la Cina è già salita al secondo posto nella graduatoria mondiale per il prodotto interno lordo (PIL). Però, proprio dai paesi in via di sviluppo si affaccia la minaccia principale per il sistema finanziario dell’Occidente, poiché di lì arrivano più frequenti gli appelli a passare ad una valuta diversa da quella vigente nel commercio del petrolio. E questo vorrebbe dire il fallimento immediato dell’economia degli Stati Uniti, una economia che tramite il dollaro ha monopolizzato gli scambi sul petrolio. Tutti gli altri paesi, infatti, per acquistare il petrolio debbono prima cambiare in dollari le proprie merci e poi comperare con tale valuta sul mercato mondiale i prodotti di cui necessitano. Negli Stati Uniti, invece, i dollari li stampano le macchine poligrafiche senza alcuna fatica. Ne deriva che soltanto i paesi i quali dispongono di proprie risorse energetiche hanno potuto beneficiare di stimoli reali per il loro sviluppo.

Il sistema bancario dei paesi dell’imperialismo da strumento operativo ausiliario per l'intermediazione nei pagamenti si è trasformato in breve tempo in un nodo scorsoio economico per le obbligazioni del debito. Nel mondo di oggi la situazione politica ricorda sempre di più quella anteguerra dell’inizio del XX secolo, che indusse Lenin a studiare l’imperialismo come sistema. Dato che il lavoro “intenso” del mercato mondiale non produce spontaneamente i conflitti militari dietro ordinazione dei suoi padroni, sono questi stessi padroni a perseguire la spartizione del mondo mossi sempre dalla stessa necessità, per la quale gettarono nella fornace della guerra mondiale milioni di persone. E cioè dal solito, immutabile fine: la moltiplicazione dei loro ingenti profitti. In altri termini, per i re della finanza la guerra diventa comunque l’argomento fondamentale per la soluzione dei problemi del mercato mondiale.

Si può avere l’impressione che sia stato il mercato a creare il sistema dell’imperialismo. Ma Marx e Lenin la pensavano in modo diverso. Partendo dalle osservazioni di Marx sulla concentrazione della produzione, Lenin pone la formazione dei monopoli su quella base che “è indicata dai dati riguardanti la macchina a vapore e i motori elettrici” (Opere complete, v. 27, p.310). Si vuole in sostanza affermare qui che il processo di trasformazione del capitalismo in imperialismo fu determinato dalla fase di passaggio dalla macchina a vapore alla macchina elettrica. Questo perché l’avvento della macchina elettrica su quella base economica accelerò di un intero ordine di grandezza l’aumento della produttività del lavoro.

Ma un secolo fa in che modo si poteva conteggiare l’indice della produttività del lavoro?

Lenin dice al riguardo: “In America, grazie ad una completa libertà politica è possibile calcolare l’intera produzione di ricchezza all’interno del paese ed effettuare un rendiconto statistico della produzione meglio che in qualsiasi altro luogo” (v. 24, p. 271). Perciò il suo articolo intitolato “4.000 rubli all’anno e 6 ore di lavoro al giorno” lo definì “ la parola d’ordine di lotta degli operai americani coscienti”. Il senso di questo slogan rivendicativo era che, “dati i colossali successi della produttività del lavoro”, “la questione del socialismo si pone in primo piano”. Perché il leader bolscevico intravide il socialismo in questo movimento di “15 milioni di famiglie operaie” in America? Egli vide il socialismo nel fatto seguente: “La statistica americana ha dimostrato che la metà circa di tutti gli operai sono occupati per una giornata di lavoro parziale”, “poiché il paese già da ora è incommensurabilmente ricco e potrebbe triplicare d’un colpo le sue ricchezze, triplicare la produttività del proprio lavoro sociale, garantendo così a tutte le famiglie operaie un livello sufficientemente elevato di reddito, degno di esseri umani ragionevoli, senza l’onere di una eccessiva lunghezza della giornata lavorativa, basterebbero 6 ore al giorno”.

La tendenza generale verso la riduzione della giornata lavorativa testimoniava il passaggio delle funzioni del lavoro fisico dall’uomo alla macchina, il che poteva essere associato alla forma della produzione meccanica nel socialismo, dove si deve svolgere il passaggio dell’uomo dal lavoro fisico a quello intellettuale con il trasferimento dell’insieme dei lavori fondamentali sulle spalle della macchina. Ma su quale base economica si poteva realizzare questo passaggio? Lenin lo spiega nel medesimo articolo: “In America, nella sola industria manifatturiera la potenza delle macchine ammonta in totale a 18 milioni di cavalli vapore. Contemporaneamente, però, una ricerca su tutte le fonti di forza dalla caduta dell'acqua ha dimostrato, stando ad un rendiconto del 14 marzo 1912, che con la trasformazione della forza della caduta dell’acqua in elettricità l’America potrebbe ottenere ulteriori 60 milioni di cavalli!” (v. 24, p.272).

In questo caso il problema della riduzione della giornata lavorativa, toccato da Lenin, ci riporta a quella parte del Capitale, in cui Marx affronta una tematica analoga in relazione alla produttività del lavoro. Qui Marx osserva, sull’esempio di due fabbriche di Princeton, che l’aumento della produttività del lavoro degli operai aveva consentito di ridurre di un’ora la giornata lavorativa. La condizione per la riduzione della durata della giornata lavorativa era stata la seguente: gli operai continuavano a fornire la stessa quantità di prodotto come nella giornata lavorativa più lunga, però la quantità di carbone bruciato per il funzionamento delle macchine a vapore diminuiva di tanto quanto se ne consumava in una intera ora di lavoro. Questo risparmio delle spese per il carbone che il capitalista poteva ottenere per una intera ora ogni giorno permise di accorciare di una ora la giornata lavorativa.

Questo tipo di analisi si rese possibile per Lenin nel periodo a cavallo tra il 1913 e il 1914. Ma proprio allora l'umanità entrava nell'anno della esplosione del conflitto mondiale e l'analisi scientifica, svolta in maggior parte da economisti borghesi, dirottò la propria attenzione fondamentalmente sulla base economica dell'imperialismo. Di conseguenza, furono relegate in secondo piano sia le prospettive di ottenimento di un salario dignitoso, sia le possibilità di riduzione della della giornata lavorativa. In seguito, la possibilità di spiegare la trasformazione della caduta dell'acqua in elettricità si offrì, a Lenin, soltanto verso la fine della guerra civile in Russia, nell'ultimo scorcio dell'anno 1920, quando si impose con urgenza la necessità di ricostruire l'economia in macerie. L'abecedario di questa economia per la più ampia platea di lettori fu compilato nel 1922 dal grande economista del partito bolscevico I.I. Skvorzov-Stepanov. Egli intitolò il libro “L'elettrificazione della RSFSR in rapporto alla fase di transizione dell'economia mondiale”. Questo scritto occupò il posto della Bibbia nelle case della gente e sarebbe stato utilizzato per educare gli abitanti del paese ai metodi di applicazione delle tecniche di avanguardia. Esso divenne pertanto il principale fattore di coinvolgimento delle masse nella costruzione della base economica dell'elettrificazione in Unione Sovietica. Questa base diede una spinta poderosa all'edificazione del socialismo in URSS e alimentò nella produzione e nell'agricoltura lo spirito di emulazione. Tutto cio impresse al processo di industrializzazione una fortissima spinta nella direzione dell'incremento della produttività del lavoro e incentivò l'introduzione di nuovi impianti in tutto il mondo.

Skvorzov-Stepanov soprannominò la “forza della caduta dell'acqua” il «carbone bianco» e spiegò che esso costuituiva l'origine dell'energia idraulica. Al livello della pianificazione si cercò di far passare questa fonte di energia per il “combustibile” delle centrali idroelettriche. Perché avvenne questo? Vediamo in proposito quale fosse la spiegazione dell'insigne economista: “Bisogna porsi ormai il problema non solo del carbone bianco, ma anche di quello “verde”, e ancora di quei combustibili locali, oltre che del combustibile in generale, insomma di un'ampia regolamentazione in questo settore. Bisogna porre in modo globale il problema dell'ampliamento delle precedenti fonti di energia per rifornire i consumatori di questa stessa energia. Si riduce a ciò, in sostanza, il problema dell'elettrificazione”.

Va detto che il problema del “combustibile in generale” sollevato da Skvorzov-Stepanov sarà in seguito ridotto al concetto di “combustibile convenzionale”, semplificandolo fino al valore di una cifra unica di unità calorifica con il risultato di complicare la comprensione della materia per i programmi scolastici.

La difficoltà di comprendere l'elettrificazione leniniana induce nella tentazione di farne un branca a se stante e di insediarvi un responsabile con il compito di rispondere di ogni cosa. Ma in realtà la base economica dell'elettrificazione entra come parte integrante in qualsiasi altra branca e dipende direttamente dalla produttività del lavoro in ciascun settore, poiché tanto il funzionamento delle macchine elettriche, quanto la luce della lampadina elettrica si riflettono sui consumi di combustibile nella centrale elettrica. E se anche tale fonte di energia è la centrale idroelettrica, dove pare che l'acqua sia utilizzata gratuitamente , in realtà per l'innalzamento delle dighe e la costruzione della stessa centrale ci sono voluti investimenti tali, che il prezzo della caduta dell'acqua viene equiparato al «carbone bianco». Tuttavia, dati i tempi di ammortamento, questa centrale elettrica viene a costare molto di meno.

Perché nell'approccio ai problemi dello sviluppo e dell'industrializzazione nell'URSS il discorso finì per cadere proprio sulle risorse energetiche? Ciò avvenne perché solo se si controlla il consumo di queste risorse energetiche si può controllare la produttività del lavoro. Senza questa contabilità e senza il controllo delle risorse energetiche la funzione di contabilizzatore è assunta dal danaro. La differenza è sostanziale: mentre nel primo caso di contabilità e controllo abbiamo la partecipazione delle forze produttive, nel secondo caso il sistema bancario svolge le funzioni proprie della forma privata di appropriazione. Per questo Lenin, quando prende in considerazione il sistema bancario dell'imperialismo, riporta le espressioni di coloro i quali le conoscevano dall'interno e ne illustravano l'opera parlando di “terrorismo” delle banche.

In pratica come si esprime questo terrorismo delle banche? In pratica esso si esprime con il fatto che i maggiori gruppi dell'imperialismo hanno monopolizzato il commercio e con ciò hanno eliminato ogni possibile concorrenza sul mercato lasciando solo una manifestazione esteriore di essa per pura finzione. Con questo i monopolisti hanno ottenuto la possibilità di continuare a divorare sempre di più i loro concorrenti con il metodo della bancarotta. E lì dove non hanno potuto assorbire i propri concorrenti attraverso il sistema bancario allora ci sono arrivati attraverso lo scatenamento della guerra per la spartizione del mondo o anche provocando le crisi. Nell'uno e nell'altro caso gli imperialisti hanno potuto indebolire i concorrenti, cosi che le loro proprietà sono passate ai grandi monopoli sostanzialmente gratis. Figurativamente, una politica del genere si può considerare come il comportamento degli avvoltoi che aspettano la totale debilitazione della vittima fino al punto della sua decomposizione in modo da poterla facilmente mangiare. Sotto numerosi aspetti la crisi attuale ha riaperto le vecchie ferite dell'inizio del secolo, ferite inferte dalla guerra mondiale imperialistica. I processi bancari che regolano l'arricchimento di alcuni paesi e il declassamento degli altri furono messi a punto nel sangue delle guerre e nelle sofferenze dei popoli. Fu Lenin a trattare meglio di chiunque questo tema. In lui troviamo la spiegazione di come vennero sottratte al controllo delle ampie masse le risorse di interi stati con il metodo dell’ intervento militare o dei fenomeni di crisi. Da allora non è cambiato niente. Le attuali operazioni militari della NATO e la crisi mondiale del capitalismo corrispondono completamente a questo comportamento del capitalismo, che sta a dimostrare non solo e non tanto l'assoluta mancanza di ogni freno all'avidità, quanto la vocazione, in definitiva, a darsi la zappa sui piedi.

Nella situazione venutasi a creare ha senso prestare attenzione al ruolo delle banche nella politica economica attuale, ma ciò si può fare soltanto sulla base dell'analisi svolta da Lenin nei suoi lavori, al fine di stabilire quali siano le molle che inducono a porre queste istituzioni alla testa dello sviluppo mondiale. Esteriormente possiamo vedere come i mass-media continuino a pronunciare brindisi augurali alle banche, mentre invece è il caso di cominciare ad intonare loro il De profundis. Tanto più che il leader del proletariato mondiale e della rivoluzione proletaria assegnò al sistema bancario un ruolo fondamentale nella contabilità e nel controllo del processo di produzione. Ed è molto importante prestare attenzione a questo ruolo per comprendere cosa si può contrapporre al “terrorismo” attuale.

traduzione dal russo di  Stefano Trocini

da : http://www.vkpb.ru - (06/12/2011)

Nota: Il testo da noi pubblicato è l'introduzione dell'autore ad un dettagliato studio analitico di V. Rjabov composto di cinque capitoli:

I   - L'origine dello strapotere delle banche.
II  - Il capitale finanziario e l'inizio della prima guerra mondiale.
III - Lo strapotere delle banche causa crisi e guerre, la contabilità e il controllo della loro attività porta alla elettrificazione.
IV - I sistemi bancari di gestione nel capitalismo e nel socialismo.
V  - Il principio della direzione unica e la semplificazione del sistema bancario.


 
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