Giovedì, 04 Ottobre 2012

POLITCLINICA. OBIETTIVI E COMPITI DI UNA OPPOSIZIONE POLITICA COSTRUTTIVA
(Pubblichiamo le conclusioni di un lungo articolo di Sergej Kurginjan apparso sul sito “Il senso del tempo” il 4 settembre 2012. In seguito forniremo a parte il testo integrale).

 

E’ il momento delle demarcazioni nette. Molto sottili, molto duttili, esenti da ambizioni, isterismi, narcisismi, ecc.

E’ anche il momento di nuove priorità ideali. Noi pensiamo che la perestrojka-2 sarà ineluttabile se le forze motrici di questa nuova perestrojka, forze antinazionali, antistatali, in primo luogo liberali, e sempre accompagnate da un codazzo di pseudonazionalisti e pseudoesponenti di sinistra, riusciranno a cavalcare la protesta popolare diffusa. Fu proprio così nella perestrojka-1, non è vero?

Che fare? Se analizziamo le disgrazie passate e quelle presenti, non abbiamo difficoltà a costruire una formula della perestrojka che è certamente valida e invariabile, ma presenta la perestrojka solo nell’evidenza del suo esito politico. Avverto che una simile formula è estremamente necessaria, ma nella sostanza non può essere esauriente. Ciò significa che occorrono anche altre formule. Per il momento, pur di non contribuire allo straripamento della politclinica, ne riportiamo una, la più semplice e precisa.

Eccola: la perestrojka è la conquista del monopolio della protesta da parte delle forze antinazionali e antistatali, ove queste riuscissero a cavalcare la giusta protesta popolare suscitata dai problemi che si sono accumulati dentro l’ordinamento vigente e centuplicati dopo la valanga delle riforme antipopolari del potere.

Se invece le suddette forze antinazionali e antistatali non riusciranno a conquistare il monopolio della protesta, allora non ci potrà essere nessuna perestrojka. Potrà succedere qualsiasi altra cosa, la guerra civile, la rivoluzione, ma non la perestrojka. Va sottolineato ancora e ancora che la perestrojka è il peggiore dei mali. Lo conferma l’esperienza mostruosa vissuta dal paese.

Noi vediamo che il potere (o, se si preferisce, l’ala liberale e antinazionale all’interno di questo potere) provoca l’indignazione popolare con le sue riforme devastanti. E così facendo spinge nelle piazze vaste masse di popolo per gettarle deliberatamente fra le braccia dei responsabili stessi di questo potere, i liberali antinazionali di agitazione, che in realtà lavorano per il potere o almeno per la sua ala liberale filo-occidentale.

Adesso non ha alcuna importanza quanto sia unito il potere nei suoi impulsi suicidi. E quali siano i motivi che inducono il potere a questo genere di condotta. Che differenza fa se è l’intero potere ad essere pervaso da indecifrabili istinti suicidi o se sono i liberali, parte integrante di questo potere, a trascinare nell’abisso l’ala conservatrice ricalcitrante! Chi vivrà vedrà. Per ora non esistono sintomi evidenti di una capacità dei conservatori di resistere alle trame dei liberali. Non riusciamo a scorgerne neppure in quella forma perdente dei tempi della perestrojka numero uno. L’attuale partito al potere (“Russia unita”) è più che mai unito, mentre durante la prima perestrojka il partito di potere (PCUS) oppose almeno una qualche resistenza alle azioni della ala liberale guidata da Aleksandr Jakovlev. Ma è inutile fare previsioni, preferiamo chiederci: noi che cosa vogliamo fare? La risposta è evidente. Noi non dobbiamo permettere il monopolio liberale antinazionale della protesta. Noi dobbiamo essere capaci di contrastare nelle piazze con ogni mezzo la canaglia liberale e il suo codazzo di elementi pseudonazionalisti e pseudoesponenti di sinistra.

Risolvere ideologicamente questo problema è estremamente difficile, poiché i liberali e i loro soci si approprieranno di ogni nostra parola d’ordine, la renderanno forviante indirizzando l‘energia della protesta nel senso da loro voluto. E allora noi dobbiamo avere una parola d’ordine che non possa essere in alcun modo equivocata. Questa parola d’ordine è elementare: “No all’ingresso della Russia nel mondo occidentale!” NOI dobbiamo dimostrare chiaramente al popolo che questo ingresso sarebbe la fine. Che l’attuale mondo occidentale è un “antimondo”, il regno del maleficio, il regno dell’Anticristo, il regno del nuovo fascismo reale.

I liberali non potranno appropriarsi di questa parola d’ordine. E così noi potremo contrapporre la nostra visione della natura delle attuali disgrazie alla loro giustificazione. Noi, contemporaneamente, dobbiamo sottolineare che riteniamo disastrosa la situazione attuale. Ma riteniamo che questo disastro sia prodotto dalla volontà del potere di introdurci nella famigerata “civiltà occidentale”. I nostri avversari diranno, e già lo dicono, che i mali derivano soltanto dalla scarsa coerenza con cui il potere porta avanti la politica dell’ingresso del nostro paese in questa civiltà. E loro, al contrario, autentici liberali, condurranno tale politica con coerenza e decisione. Ecco, così si è tracciata una netta linea di demarcazione. Non è vero?

Siamo pronti ad opporci seriamente alla perestrojka-2?

Ne comprendiamo le trappole insidiose?

Vogliamo lanciare una sfida sofferta all’attuale politclinica?

Siamo consapevoli della nostra responsabilità rispetto all’importanza di risposte affermative a tali domande?

Se lo siamo, allora l’unica possibilità di contrastare lo tsunami di una nuova perestrojka sta nel concordare con i fautori di essa circa la catastroficità del presente. E nel dividerci totalmente da loro, al 100 per cento, non al 99, sulle cause che hanno prodotto il presente. Vale a dire sulla via d’uscita da questa clinica multiforme, da questo inferno sociale, politico, culturale, morale, esistenziale e metafisico.

Per ora dolce. Poiché è sempre così l’inferno all’inizio.

Per ora fatto di patatine, un inferno ammaliante, quasi un “paradiso” (alle patatine, ai jeans, alla birra, all’hamburger, ecc.).

Ma poi viene il seguito. Se non vogliamo che l’inferno divori tutto ciò cui noi siamo dediti, tutto ciò che amiamo, troveremo in noi la forza di contrastarlo. Considereremo la perfidia della situazione e opporremo a questa perfidia una lotta vincente contro l’attuale politclinica. Il nemico punta proprio sulla eventualità che noi perdiamo questo scontro.

Impegniamoci a combattere adeguatamente il nemico, su ogni fronte.

Iniziamo una nuova stagione. Passiamo alla qualità nuova richiesta dalle sfide che il tempo ci impone. Noi non temiamo queste sfide. Ne consideriamo la straordinarietà e opponiamo ad essa la nostra assoluta mobilitazione sociale, politica, morale, esistenziale e metafisica.

Arrivederci nell’URSS 2.0!

(Traduzione dal russo di Stefano Trocini)
da : http://eot.su del 04-09-2012
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