Sabato, 24 Novembre 2012

CONSIDERAZIONI A MARGINE. QUALE EUROPA?

 

Le notizie da noi riportate su alcune iniziative degli operai dell'industria automobilistica europea in crisi di sovrapproduzione, iniziative su base continentale, non chiuse entro  i confini di ogni singolo paese, ci hanno suggerito alcune considerazioni sull'Europa, o meglio sulla Unione Europea (UE).

A partire dal 2008, anno delle bolle immobiliari, finanziarie, ecc., con la conseguente regressione di tutte le attività produttive e, in ultimo, la speculazione sui debiti sovrani tramite il saliscendi a comando dello spread, la UE ha messo in evidenza due dati di fondo. Essi sono: 1) la sua completa subordinazione alla oligarchia finanziaria internazionale che intende sanare la crisi, da essa stessa provocata, con lo strangolamento dei popoli , a partire da quelli residenti in paesi con i debiti più elevati; 2) la visione egemonica ed anche egoistica della Germania dentro la comune tendenza dei governi europei a recepire e applicare la politica di ottuso rigore contabile voluta dalla oligarchia finanziaria.

Questi due dati, che esprimono con chiarezza la pretesa di perpetuare un sistema economico-sociale-politico stagnante e putrido a spese dei popoli del continente, specie di quelli meridionali (Grecia, Portogallo, Spagna, Italia), stanno attirando sulla UE la rabbia sempre più estesa non solo di operai e lavoratori condannati al lastrico, giovani precari e studenti senza prospettive, pensionati impauriti e proletari in genere, ma anche di ceti piccolo e medio-borghesi espropriati dal finanzcapitalismo totalitario. In effetti è oggi di dominio comune che l'1% degli abitanti del nostro pianeta, sacerdoti arcigni del dio Denaro, ingrassano il Vitello d'Oro costringendo il restante 99% ad un penoso stato di sopravvivenza o addirittura strangolandolo.

E' giusta e sacrosanta la rabbia anti-UE di tutti coloro i quali invadono oggi le piazze d' Europa, greci, spagnoli, francesi, italiani, ecc. Noi la condividiamo. Siamo con loro. Contro queste manifestazioni la sola azione intrapresa dai governi è di natura repressiva, brutalmente repressiva, con truppe di polizia sempre più corazzate, quasi extraterrestri, tanto appare sovrumano il loro compito di arginare proteste via via più massicce, inarrestabili. Io mi chiedo e chiedo anche a loro: perché continuare e difendere l'indifendibile?

Se i tutori dell'ordine hanno un'attenuante nell'obbligo di servizio, quale attenuante hanno i partiti politici che coprono, chi più chi meno, la politica di cieco rigore della UE, a cominciare da quelli sedicenti "di sinistra" o "popolari" . Questi partiti ormai allo sbando neppure si sognano di prospettare una Europa unita diversa , dei popoli, con organi di governo eletti democraticamente, con programmi che tengano conto delle proteste e della opposizione di massa alla UE così come ora si presenta, con il volto della trojka (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), un avvoltoio che i cittadini greci , ad esempio, impallinerebbero volentieri per non vederlo più nel loro paese.

I partiti sedicenti "di sinistra" o "popolari" dovrebbero aver capito che costituisce un pericolo grave lasciare il monopolio della protesta sacrosanta contro la UE alle nascenti formazioni nazionalistiche o addirittura nazional-socialiste del genere di "Alba dorata", che alle ultime elezioni in Grecia ha staccato di parecchio il KKE data la incapacità di questo partito comunista di guidare la protesta dilagante verso l'unico esito vittorioso, l'abbattimento rivoluzionario di un governo complice della politica vessatoria della UE, indifferente agli interessi popolari e nazionali.

I partiti pseudo-di-sinistra fanno gli struzzi, mettono la testa nella sabbia rispetto al problema dell'Europa. Ma così si rendono corresponsabili di una possibile deriva retrograda e passatista guidata da tribuni e mazzieri spregiudicati, che potrebbero facilmente trascinarsi dietro i popoli abbandonati a se stessi nella loro protesta, soprattutto le masse di piccola borghesia produttiva, professionale e impiegatizia inferocite per il loro stato di decadenza, umiliate e impoverite dalla oligarchia finanziaria totalitaria.

Eppure dalle iniziative di lotta e solidarietà fraterna degli operai europei, iniziative poco pubblicizzate se non oscurate del tutto, si comprende con evidenza da dove può sorgere un' Europa non egoista, non rigorosa soltanto con i ceti deboli e meno agiati, un' Europa solidale e internazionalista, per il lavoro e lo sviluppo, l'uguaglianza e il progresso sociale, culturale e tecnico-scientifico, un'Europa che distrugga il Vitello d'Oro e l'oligarchia che lo ingrassa con i sacrifici e le restrizioni dei popoli. In una prospettiva di lotta come questa, liberatrice per la stragrande maggioranza dei cittadini europei, non solo per la classe operaia, i ceti piccolo-borghesi proletarizzati potrebbero sottrarsi al richiamo delle delizie dei bei tempi andati e convergere nella battaglia per detronizzare i sacerdoti del dio Denaro parassiti e usurai, per costruire una EUROPA UNITA E POPOLARE.

Se i partiti sedicenti "di sinistra" e affini non hanno capito, nella loro propensione al suicidio, che solo dalle lotte operaie e proletarie per la difesa degli interessi di tutti i diseredati può nascere la nuova EUROPA UNITA E POPOLARE, allora questi partiti debbono mettersi da parte o essere messi da parte da chi non coltiva, né semina illusioni, altrimenti avremo in Europa, o con la sua partecipazione, oltre alla crisi economica prolungata, guerre sociali, civili, fratricide, interetniche, "umanitarie", per bande e guerre di sterminio di massa. Un inferno! Non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo reagire adeguatamente di fronte ad un simile scenario.

Stefano Trocini
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