Lunedì, 14 Gennaio 2013

MENZOGNE SULLA SIRIA. IL PRESIDENTE ASSAD NON SI NASCONDE
Da Damasco la corrispondente di “Sovetskaja Rossija” Elena Gromova

I nemici della Siria tentano in tutti i modi di far credere che questo paese sia alla fine dei suoi giorni e che il suo Presidente Bashar al Assad non compaia in pubblico da molto tempo e non controlli più nulla. La realtà invece è che i “ribelli” subiscono una disfatta dietro l'altra e il Presidente ha parlato al popolo il 7 gennaio non da un bunker, ma dal teatro dell'opera di Damasco alla presenza di migliaia di persone. Inoltre, malgrado i banditi, sedicente “opposizione”, abbiano minacciato di allestire una provocazione o “sorpresa”, come l'hanno chiamata, alla fine s’ è visto che non ne ha avuto la forza.

I media internazionali proseguono la loro campagna di disinformazione sulla Siria, sui suoi dirigenti e sulle sue forze armate. “Al Jazeera”, ad esempio, ha superato persino i “ribelli”, sostenendo che i “combattenti per la democrazia” avevano preso l’aeroporto militare di Taftanaz nella provincia di Idlib, mentre non solo l’esercito siriano ma gli stessi “combattenti” hanno smentito questa notizia.

Fonti ostili hanno raccontato che il ministro degli interni Mohammed al-Shaar era in punto di morte, cosa assolutamente non vera. Il ministro in realtà si sta riprendendo da una ferita riportata per un attentato vicino alla sede del ministero degli interni a Kafr-susa. In precedenza, il 18 luglio dello scorso anno, egli era sopravvissuto, lui solo, al terribile atto terroristico conto la conferenza per la salvezza di Damasco. Ovviamente, questo difensore della Patria, che condivide ogni rischio con i propri uomini, è odiato a morte dai nemici della Siria e per questo è oggetto di un’assidua campagna di disinformazione.

Nel riportare il discorso di Assad i media hanno condito i loro servizi con commenti velenosi ed anche certi canali televisivi ritenuti obiettivi hanno versato “un poco di fiele nella botte di miele”. Ad esempio, sono false le affermazioni del tipo: “il Presidente è apparso in pubblico per la prima volta dopo sei mesi”. A Damasco sanno bene che Assad non si è mai nascosto agli occhi del popolo e prima camminava senza guardie del corpo per le vie della capitale e andava nella parte opposta del paese al volante della propria auto senza alcuna scorta. Adesso, naturalmente, i servizi di sicurezza hanno rafforzato la protezione del capo dello stato, al quale stanno dando la caccia gli stati più ricchi del mondo e sulla cui testa pesa un taglia golosissima. Questo, però, non significa che egli abbia cessato di comparire in pubblico, tanto meno da sei mesi. Il 6 ottobre scorso Assad ha deposto una corona di fiori sulla tomba del Milite ignoto sul monte Kassioun ed a novembre ha rilasciato un'intervista al canale televisivo “RT” nella propria residenza, passeggiando persino nel parco con la corrispondente Sofija Shevardnadze. Ha poi avuto un affollato incontro con le attiviste islamiche e poco prima del nuovo anno ha ricevuto i calciatori che si sono aggiudicati la Coppa dell'Asia occidentale. E, com’è ovvio, ci sono stati pure gli incontri ufficiali con Brahimi e gli inviati del ministero degli esteri iraniano, tenutisi proprio di recente. Risulta quindi molto distante dalla realtà l'immagine, diffusa dai media, di un presidente rintanato da sei mesi in un bunker.

Vista la situazione allarmante nella capitale, il 7 gennaio scorso il Presidente avrebbe potuto rivolgersi al popolo dal suo studio e diramare via etere la registrazione del suo messaggio. Milioni di persone l'avrebbero ugualmente seguito incollati al televisore. E invece Assad non ha smentito se stesso ed ha voluto parlare dal teatro dell'opera di Damasco gremito fino all'inverosimile nonostante le minacce dei banditi.

Sopra la scena campeggiava un'enorme bandiera siriana con riprodotte le foto dei soldati caduti nella difesa del paese. Lo ha voluto personalmente il Presidente Bashar al Assad per dimostrare che nessun caduto per la Patria sarà dimenticato.

Egli ha sottolineato che “la speranza nasce nella sofferenza, per l’uscita dalla quale maturano decisioni risolutive. Oggi vi è uno scontro fra la Patria e i suoi nemici, fra il popolo e i banditi, i cui crimini stanno oggi causando la penuria di generi alimentari, carburante ed elettricità. I banditi, infiltratisi in Siria, uccidono i quadri nazionali, devastano scuole, forni, linee elettriche e telefoniche, infrastrutture costruite con il denaro del popolo. Abbiamo di fronte un’ aggressione diretta al popolo siriano”.

Bashar al Assad ha sottolineato che quanto sta accadendo non può essere definito in nessun modo una rivoluzione, le rivoluzioni hanno idee e leader, cosa che non hanno coloro i quali stanno seminando lutto in Siria. Costoro, ha aggiunto, hanno importato dall'estero il loro islamismo radicale , che è del tutto estraneo ai siriani e quando il popolo siriano si è opposto alla volontà altrui, i banditi hanno cominciato a compiere crimini sanguinosi pur di confondere le idee ai cittadini.

“La Siria era e resta un paese libero, - ha detto Assad. E ciò irrita l'Occidente, che approfittando dei problemi interni del paese tenta di renderlo subalterno. Ma il mondo non è fatto soltanto di Occidente. Sono tanti gli Stati che respingono l'ingerenza negli affari interni delle nazioni sovrane”.

Il Presidente ha ringraziato la Russia, la Cina, i paesi del BRICS e tutti gli altri che appoggiano la Siria e non permettono il dileggio del diritto internazionale. Successivamente ha proposto il suo piano per comporre la situazione. Innanzitutto coloro i quali appoggiano i ribelli-terroristi devono smettere di farlo. “L'opposizione armata” a sua volta deve smettere di compiere crimini e deve dare ai profughi la possibilità di tornare nelle proprie case. Subito dopo l'esercito siriano cesserà il fuoco e si riserverà soltanto il diritto di rispondere agli attacchi. Occorre infine un meccanismo di controllo del rispetto dell'armistizio fra le parti.

In una fase successiva si deve mettere in moto un processo politico cui debbono partecipare, elaborando una Carta Nazionale, tutti coloro i quali sono rimasti fedeli alla Patria, pur manifestando delle rivendicazioni nei confronti del potere. La Carta Nazionale deve avere alla base il mantenimento della sovranità della Siria e il rispetto della non ingerenza nei suoi affari interni. In ultimo sarà sottoposta a referendum popolare. Poi, in base alle leggi messe a punto durante il dialogo fra tutte le componenti della comunità nazionale, saranno indette nuove elezioni, sarà promulgata l'amnistia per tutti  coloro i quali non si sono macchiati di crimini gravi e saranno elargite compensazioni a quanti hanno subito delle perdite.

Però questo piano di composizione pacifica, l'unico possibile, proposto dalla stessa Siria e non imposto dall'esterno, è stato accolto con una reazione ferina dall'Occidente, in quanto permetterebbe di salvaguardare l'integrità territoriale e l'indipendenza della Siria, fermando contemporaneamente lo spargimento di sangue.

La signora Victoria Nuland del Dipartimento di Stato americano ha nuovamente dichiarato: “Assad se ne deve andare!” Il ministro degli esteri britannico William Hague ha respinto il piano di Assad, definendolo “vacua promessa di riforme”, proprio lui membro di un governo che non ha fatto nessuna delle riforme promesse al popolo del suo paese! L'Unione Europea per bocca di Catherine Ashton ha borbottato qualcosa di simile, lasciando intendere che all'Europa non serve nessuna composizione e che dalla Siria si desidera una cosa soltanto: la capitolazione. I rappresentanti della coalizione del Qatar, ossia i capi dei banditi armati che operano in Siria, hanno accusato Assad di “rifiutare ogni composizione pacifica e sabotare gli sforzi dell'inviato speciale dell'ONU Brahimi”. Le proposte del Presidente Assad si richiamano palesemente al Comunicato di Ginevra, nonché alla missione degli inviati speciali dell'ONU, però la sedicente “opposizione” e i suoi padrini di Washington e Bruxelles fanno di tutto per azzerare gli accordi di Ginevra e gli sforzi prima di Kofi Annan e poi di Brahimi, ripetendo come un disco rotto: “Assad se ne deve andare!”

Bashar al Assad ha risposto con fermezza e coraggio a tutti quanti vorrebbero costringerlo a rinunciare al proprio dovere patriottico e ad abbandonare il paese: “La Siria rimarrà quella che ha conosciuto il mondo intero. Essa uscirà più forte di prima dalle prove alle quali è sottoposta e mai tradirà i propri principi. Coloro i quali hanno puntato sull'indebolimento della Siria dall'interno si sono profondamente sbagliati”.

Assad ha ringraziato i soldati per come stanno difendendo la Patria, nè ha dimenticato i cittadini che aiutano le forze di sicurezza nella lotta contro i banditi e scendono in piazza a sostegno dell'esercito, oltre che tutti quanti a fianco dei soldati proteggono le proprie città e i propri villaggi.

Il discorso del Presidente siriano al teatro dell’opera è stato accolto con entusiasmo, come si poteva constatare seguendone la registrazione. Alla fine del suo discorso, quando ha esclamato: “Noi, l'uno a fianco all'altro, nonostante tutte le ferite, avanziamo insieme alla Siria verso un futuro nuovo e splendente”, i presenti si sono alzati per avvicinarsi al leader. Tutti volevano stringergli la mano, confidargli la loro approvazione. Migliaia di mani si sono tese verso di lui. Un simile apprezzamento del popolo non può essere comprato, semmai è difficile da conquistare.

In tante città della Siria si sono svolte le manifestazioni a sostegno del Presidente: ad Aleppo, Homs, Damasco, Latakia e Tartus la gente ha manifestato con i suoi ritratti e la bandiera nazionale, scandendo slogan di appoggio all'esercito siriano. Anche contro questa gente i maldicenti hanno seminato menzogne: Sky news ha addirittura tentato di far passare la manifestazione di Homs come una manifestazione antigovernativa e s'è inventata di sana pianta inesistenti tafferugli con vittime. Gli studenti dell'università “BAAS” di Homs hanno smentito con rabbia queste falsificazioni, ricordando che stanno dalla parte della Patria, del leader e dell'esercito. Il rettore ha accusato Sky news di essere un network bugiardo.

Un membro della coalizione del Qatar è arrivato all'assurdità di dichiarare: “Per Assad è pericoloso parlare a Damasco, il suo discorso è stato pronunciato in Iran”. Questo falso sarebbe probabilmente passato, se milioni di persone non avessero riconosciuto la sala del teatro dell'opera di Damasco. Certi “oppositori” che da tempo se ne stanno all'estero non sarebbero capaci di presentarsi al popolo in situazioni difficili e pensano di poter misurare tutto col metro della loro nullità.

Si cerca insomma di spegnere l'amore del popolo per il proprio leader, di deturpare l'immagine di questo leader e di indurre la Siria a piegare il capo, a piegarsi alla volontà degli aggressori. Ma Bashar al Assad ha ribadito ancora una volta: “La Siria non ha mai accettato e mai accetterà la politica del diktat. Essa è disposta ad accogliere ogni aiuto, ma mai si piegherà alla tirannia. Ogni iniziativa che scaturisca dai promotori della cosiddetta “primavera araba” finirà come una bolla di sapone”.

(Traduzione dal russo di Stefano Trocini)

 

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