Sabato, 19 Gennaio 2013

RADZHAR SAFAROV: SIAMO ALLA SVOLTA DECISIVA NELLO SCONTRO IN SIRIA

Il politologo Radzhar Safarov, direttore del Centro studi sull’Iran contemporaneo, ha dichiarato alla “Voce della Russia” (“Russkij golos”), commentando la situazione in Siria, che l’appoggio straniero all’opposizione non riuscirà nel suo intento di detronizzare Bashar Assad e costringerlo ad abbandonare la scena politica.

“Io, -ha detto Safarov - interpreto in maniera duplice l’odierno incontro trilaterale di Ginevra con la partecipazione di Russia, Stati Uniti e l’inviato speciale dell’ONU e della Lega Araba. Fatto sta che alcune ore prima il signor Brahimi aveva rilasciato una dichiarazione vaga e assolutamente illogica. Egli aveva anticipato di non aver intravisto nulla nell’insieme delle proposte fatte da Assad il 6 gennaio scorso. E’ chiaro che l’Occidente risulta influenzato dagli Stati Uniti. Molti stati arabi seguono la scia degli USA e dell’Occidente e parteggiano per le soluzioni patrocinate dallo schieramento occidentale. Però Brahimi dovrebbe essere al di sopra delle parti, un giudice su posizioni più eque e obiettive. Egli, invece, ha fatto una dichiarazione deludente che non induce a nessun ottimismo. Costui, in sostanza, si incontra con i due principali attori del negoziato per una composizione del conflitto siriano e mostra nel contempo un atteggiamento apertamente ostile nei confronti del piano proposto dal presidente della Siria, la qual cosa equivale ad una valutazione negativa del negoziato in se stesso. E quindi ritengo che soltanto un miracolo possa produrre un risultato valido al termine dell’ incontro trilaterale.”

-Si vocifera che in Siria si stia preparando una provocazione in grado di screditare Mosca. Qual è il suo commento?

-E’ evidente che molti in Occidente, oltre che numerosissimi stati islamici, non sono interessati alla pace ed alla stabilità in Siria. Parecchi stati arabi si stanno praticamente scavando la fossa da soli senza comprendere il pericolo che corrono. Essi si trovano adesso in prima linea, come ha voluto l’Occidente, e se l’Occidente fornisce denaro e mezzi un provocatore si riesce sempre a trovarlo. Intanto hanno coinvolto la Turchia e adesso Erdogan non sa cosa fare. Si è spinto tanto avanti sulla strada suggeritagli, che non può più tornare indietro. Però neppure la Turchia, nonostante tutto il denaro degli stati arabi e le tecnologie belliche dell’Occidente, è riuscita a piegare la volontà del popolo siriano. Ci si è resi conto che la cosiddetta opposizione siriana non è altro che un’accozzaglia di gruppi e movimenti privi di qualsiasi orientamento politico. Non hanno idee e sono arrivati in Siria per fare loschi affari, per razziare, umiliare e lucrare su tutto ciò. A costoro non importa niente del futuro della Siria, delle riforme. Sono lo strumento che serve a risolvere il problema siriano secondo ben precisi calcoli esterni. Hanno capito però che la questione siriana non si risolverà in linea con i loro intendimenti, cioè attraverso l’ingerenza brutale che loro praticano giorno dopo giorno. Hanno compreso che il popolo siriano ha scoperto il trucco. La situazione è quindi radicalmente mutata. Siamo ad una fase decisiva, di svolta, nel conflitto in Siria. Risulta ormai chiaro che l’appoggio straniero alla cosiddetta opposizione non è in grado di neutralizzare la reazione di Assad, di costringerlo ad uscire di scena. Perciò occorre trattare. Ma questo non rientra nei progetti di chi ha innescato il conflitto. Nel frattempo i tre principali attori del negoziato tripartito – USA, Russia e Brahimi – vanno avanti, mentre la cosiddetta opposizione non ha interesse a che si abbiano dei risultati apprezzabili negli incontri e neppure a che tali incontri siano convocati. Non escludo affatto la possibilità di atti terroristici e provocazioni per seminare zizzania e vanificare così ogni sforzo negoziale. Per parte nostra siamo pronti a questa evenienza. Infine, appare del tutto evidente che in questa fase Bashar Assad dispone da parte del popolo dell’appoggio sufficiente ad assicurargli il mantenimento del potere fino alla conclusione del mandato presidenziale. Egli è fermamente intenzionato a riportare ordine nel proprio paese ed a guidare le riforme davvero radicali esposte nel suo programma.

(Traduzione dal russo di Stefano Trocini)
da : www.rus.ruvr.ru del 11.01.2013

 

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