Giovedì, 24 Gennaio 2013

SEPOLCRI E SEPOLTURE CHE SPAVENTANO
A egregie cose il forte animo accendono / l'urne de’ forti… (da “I sepolcri” di Ugo Foscolo)

Perché in Russia vogliono “sfrattare” il Mausoleo di Lenin dalla Piazza Rossa, insieme alle tombe di Stalin, di tanti altri rivoluzionari bolscevichi, di Juri Gagarin, di John Reed? Perché “a egregie cose il forte animo accendono l'urne de’ forti”, come dice il poeta. Perché gli invertebrati che hanno precipitato il mondo intero in una crisi senza speranza, i sacerdoti farisei di un sistema sociale che ha esaurito le sue risorse interne, e quindi è senza futuro, avvertono la paura mortale che possa accendersi l'”animo forte” presente nonostante tutto in tanti uomini, in tanti cittadini della Russia, in tanti cittadini italiani, europei e del mondo intero.

Gli invertebrati non possono permettere che dalle “urne de’ forti” si si sprigioni la scintilla, divampi l’incendio che ineluttabilmente avvolgerà il sistema da essi custodito con l'inganno, la perfidia e soprattutto la violenza delle armi.

Gli uomini senza qualità, dopo aver causato la crisi con le bolle evanescenti della finanza creativa per loro e distruttiva per gli altri, pensano che l'economia delle nazioni possa essere governata con il barometro dello spread. Costoro si cibano quotidianamente, si riempiono la bocca di questo spread, materia viscida prodotta dalla senilità genetica del capitalismo.

Gli invertebrati pretendono di poter accumulare nei forzieri del potere capitalistico una massa interminabilmente crescente di denaro inerte. E fingono di non capire che questo comporta una svalutazione drammatica di questa stessa moneta fino a farla diventare “carta da parati”. Ma a loro tutto ciò interessa ben poco, basta che il Vitello d'oro si ingrassi e che continui la danza. Ma non danzeranno a lungo.

In Russia di nuovo prendono di mira il Mausoleo di Lenin ed il cimitero sotto le mura del Cremlino. Il mausoleo di un uomo forte e geniale, che ha condotto un popolo di contadini ed operai semianalfabeti alla rivoluzione contro una monarchia imperiale ed inetta e fondato il primo stato socialista della storia. Uno stato che in pochi anni sotto la direzione politico-economica di Stalin si è fatto così potente e così unito da salvare tutti noi europei occidentali dalle orde nazifasciste. Diciamo questo non per fare gratuita propaganda, ma perché questa è storia, e qualcuno la deve ripassare.

Nella nostra Italietta, soltanto perché un gruppo di vecchi compagni e giovani ragazzi (orrore!) si sono raccolti per celebrare i funerali dell'ex dirigente delle Brigate Rosse Prospero Gallinari, si è gridato allo scandalo: “Lugubre addio!”, ”Bandiera rossa, falce e martello e stella sulla bara, l'Internazionale!” (orrore!), “Si spacca la Rivoluzione Civile di Ingroia, due di Rifondazione alle esequie!” (orrore!).

Prospero Gallinari aveva ingaggiato nei lontani anni settanta una battaglia contro lo “stato imperialista delle multinazionali” nei modi e nei tempi scelti dal gruppo cui aveva aderito. L'aveva ingaggiata per vincerla, ma alla fine ha perso la sua battaglia, l’attacco al “cuore dello stato”. Egli ha riconosciuto la sconfitta, ha pagato con anni di galera e forse con una morte prematura. Ma non si è mai abbassato al pentimento ipocrita, non ha mai rinnegato le ragioni della sua battaglia perduta con l’ immancabile accompagnamento di piagnistei. Perciò, giustamente, i suoi vecchi compagni hanno voluto portarlo a spalla fino all’ultima dimora con la bandiera rossa, la falce e il martello, la stella e il canto dell’Internazionale, in modo che non fosse seppellito, insieme alle ragioni della sua lotta, nell’anonimato e nella dimenticanza. Essi hanno squarciato la cortina dell'anonimato e della dimenticanza, di fuga dalla memoria, ingredienti dispensati a piene mani nella miseria del tempo presente. Hanno obbligato gli smemorati a ripassare per un momento la storia.

Stefano Trocini

 

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