Lunedì, 04 Marzo 2013

VOTO D’INVERNO: UNA PIETRA TOMBALE SUL DUE DI COPPE MONTI&BERSANI
ATTENTI, FA CAPOLINO IL GHIGNO DI AVATAR!

Più di un anno fa, il 3 dicembre 2011, avevamo scritto sul nostro sito [email protected] : “di spread in spread arriveremo al prossimo anno e tanti elettori, categoria sempre più amorfa, entreranno in cabina esclamando ottimisti: ridateci il Caimano, cioè il Cavaliere “ (“Spread, malattia senile del capitalismo”). Siamo stati indovini? No, abbiamo semplicemente ragionato non secondo volgari schemi sociologici, ma con la bussola dell’analisi di classe sociale e politica, o se volete del materialismo dialettico.

Da tanto tempo sosteniamo che nell’ attuale fase di capitalismo senile imperialistico si è costituita una Cupola-piovra di magnati della grande finanza anonima e transnazionale, la quale mira a demolire la sovranità delle nazioni e dei popoli, ivi comprese le borghesie nazionali che vivono dell’ economia reale situata nel proprio territorio.

E qui si apre in ciascun paese una contraddizione che spacca in due fazioni ostili la classe borghese: una sostiene a spada tratta i faraoni della Cupola-piovra, l’altra invece intende tutelare il capitale nazionale e la sua economia reale dai pescecani delle grandi società finanziarie, delle borse e delle banche, un vero e proprio triangolo della morte. Questa seconda fazione borghese, inoltre, chiama strumentalmente il popolo alla difesa della identità, della storia , degli usi e costumi della nazione, onde impedire che tutto si perda in una materia melmosa, indifferenziata, in un melting pot malleabile , docile dinanzi al Gotha della finanza con un piede in America e uno sull’Europa Unita.

La crisi partita dagli USA nel 2008 ha reso incandescente la contraddizione descritta, specie in Europa, nel nostro Vecchio Mondo. I proletari italiani chiamati alle urne, operai e lavoratori, disoccupati e cassintegrati, studenti, donne e pensionati, vittime designate dalla crisi catastrofica , avrebbero potuto approfittare del conflitto interno alla classe borghese per imporre i propri bisogni in cima alle agende elettorali con qualche speranza, piegare la situazione a proprio vantaggio, magari parzialmente. Ma dove poter trovare nel panorama politico odierno un Partito (con la P maiuscola) capace di dare al proletariato, incluse ampie frange piccolo borghesi, autonomia e coscienza di classe , istituti ed attrezzi per l’autodifesa, se non per la conquista rivoluzionaria del potere e dello stato?

E così i proletari italiani si sono presentati al rito elettorale del 24/25 febbraio scorso in ordine sparso, disperati, confusi e disorientati dal chiacchiericcio in TV e sul web, subalterni allo scontro tutto interno alla classe borghese. A questo punto era chiaro che avrebbe vinto le elezioni quella formazione politica, quel leader capace di attrarre il maggior numero di proletari sbandati, al netto di quelli che sempre più numerosi rifiutano la farsa elettorale.

In tale contesto che cosa ha fatto Super Mario (Monti)? Espressione aristocratica e lapalissiana dell’oligarchia finanzcapitalistica, egli non poteva illudersi di incantare le masse dei votanti dopo aver profuso a man bassa il rigor mortis a colpi di tasse, tagli ed altre restrizioni a danno dei ceti disagiati. In un primo tempo sembrava rassegnato ad aspettare sulla riva del fiume il cadavere della governabilità, per poi risalire al colle e riavere il secondo incarico per la formazione del governo. Lo stesso presidente Napolitano lo aveva consigliato in tal senso . Poi, però, frastornato dai sondaggi compiacenti che lo classificavano tra i più amati dagli italiani, Super Mario si è gettato a capofitto nell’agone elettorale abboccando alle adulazioni, proprio lui bocconiano di gran fama. E adesso vede passare il cadavere della governabilità dall’oltretomba politico!

Pure Bersani è stato stordito dalle lusinghe dei media, che sfornavano sondaggi strabilianti dopo la marcia trionfale delle primarie. Non si è ricordato di Ulisse, uomo astuto e paziente, che per non cadere nella trappola delle Sirene si fece legare all’albero della nave, sì da poter assaporare tutta la dolcezza del loro canto, senza subirne il potere di stordimento. Il leader del PD ha creduto che sarebbero bastati alcuni gingilli della verginità democratica sua e di altri ex comunisti impostori, fantomatici diritti umani, civili, di cittadinanza ed altre fumose sciccherie radical-borghesi, per attrarre un bel po’ di proletari sbandati. Ha anche creduto che sarebbe bastato sbandierare l’impegno del PD per il buoncostume in politica, da perseguire mediante toghe giustizialiste invece che con una sana e rigeneratrice lotta di classe contro le caste, il malgoverno, i corrotti, gli affamatori del popolo. Bersani, infine, non ha mai parlato con convinzione, ha solo balbettato di diritti reali: lavoro, salute, istruzione , casa, riposo e tempo libero. In ultimo, quando ha sentito sulla nuca il fiato del Cavaliere ha avuto addirittura il coraggio di prospettare un’alleanza con i montiani, i paladini del rigor mortis. Di conseguenza, tutti hanno potuto scoprire l’imbroglio del PD, un partito che con la falsa aureola di sinistra si preparava in realtà a trattenere la massa dei diseredati fra i tentacoli della piovra finanzcapitalistica, oltre che nella UE soggetta all’egoismo del capitale tedesco.

Non sapendo a quale santo votarsi, i proletari-elettori più che mai disorientati hanno trovato un po’ di conforto, un barlume di rivalsa nell’oratoria caustica e blasfema di Beppe Grillo, comico abile e schernitore accalorato. Le sue orazioni hanno versato sonore risate nella campagna elettorale mortifera. Abbiamo però la sensazione che le sue veementi parole di sfida al potere siano come le palle di vetro dell’albero di natale: colorate, scintillanti, attraenti, ma fragili, così fragili da andare in frantumi al primo lievissimo urto. Ci domandiamo ad esempio: i numerosissimi parlamentari che per suo merito, solo per suo merito, sono entrati alla Camera e al Senato sapranno ricambiarlo con l’unità del gruppo e la fedeltà alla sua linea di totale rottura? Oppure si recheranno in una misura o nell’altra al ”mercato delle vacche ”, di compravendita degli onorevoli ? E’ stato Grillo stesso a denunciare il pericolo, ad esortare i suoi a mostrarsi fermi e inflessibili. Non si può comunque negare che la sua formazione sia poco consolidata, anzi del tutto liquida, e i liquidi sono particolarmente adatti ai travasi.

Berlusconi, il Caimano, alfiere della borghesia legata al capitale nazionale ed al mercato interno, ha sfoderato tutta la sua verve populista per recuperare il forte svantaggio del suo partito in caduta libera. Ha fatto appello ai sentimenti patriottici, sollecitato l’orgoglio e la dignità nazionale contro la malignità della sig.ra Merkel per niente rispettosa delle esigenze del nostro paese, contro l’Europa da lei architettata. Ha espresso con toni perentori la sua volontà di rimborsare e abolire l’IMU sulla prima casa, di ridurre le tasse, di azzerare i contributi per le imprese che assumono i giovani , di rendere non pignorabile l’abitazione principale, persino di tornare alla lira se l’UE avesse continuato ad ignorare gli interessi degli italiani, della nostra industria manifatturiera ” seconda soltanto a quella tedesca”. Si è offerto come baluardo della borghesia nazionale, della nostra economia reale, ma anche dell’’Italietta intera, del suo popolino bistrattato, contro l’avidità della Cupola globalista, la delocalizzazione delle nostre imprese rovinate dal fisco, la svendita allo straniero del nostro apparato produttivo. Caramelle? Può essere, ma caramelle per caramelle, quelle del Cavaliere sono apparse più appetibili ad elettori atterriti dallo spettro dei sacrifici e delle restrizioni a tempo indeterminato. E così Berlusconi ha strappato lo stesso numero di voti di Bersani ed al Senato gli ha negato la maggioranza, sbarrandogli la strada dell’esercizio del governo. Una vittoria insperata per il primo, una sconfitta bruciante per il secondo.

Cos’accadrà adesso? Come si risolverà lo scontro fra le due fazioni della borghesia italiana?

L’ ingovernabilità è sotto gli occhi di tutti e rappresenta il risultato più rilevante delle elezioni d’inverno. La crisi morde sempre più forte e scatena tensioni e conflitti sociali via via più violenti. All’orizzonte si profila un disastro pauroso. Tutt’intorno guerre e “primavere” sanguinose provocate dalle spinte imperialistiche del capitalismo senile in particolare nel bacino del Mediterraneo, il Mare nostrum. Dalla catastrofe verso cui ci porta il capitalismo senile usuraio si uscirà secondo noi, malauguratamente, attraverso una svolta burocratico-reazionaria, una governabilità costruita interamente attraverso riforme in senso autoritario degli istituti legislativi ed esecutivi (parlamento, governo e presidenza della repubblica), una più rigida strutturazione degli organismi di controllo sulla società, una economia nazionale ripiegata sul mercato interno, orientamenti produttivi prevalentemente autarchici ed un progresso tecnico limitato alle risorse proprie.

L’assenza in Italia di un’avanguardia proletaria comunista e internazionalista, nonostante la divisione della borghesia, non ci consente al momento di prevedere una svolta democratico-rivoluzionaria, la conquista del potere e dello stato da parte del proletariato, sì da scongiurare l’arrivo del novello duce, con i rischi che ciò comporta per il nostro popolo. Comunque sia, consigliamo all’aspirante dittatore di ripassarsi la storia: non trascini gli italiani in una qualche guerra imperialistica prossima ventura, poiché farebbe la stessa fine di Benito Mussolini fucilato dai partigiani sulle rive del lago di Como e poi appeso a testa in basso a Piazzale Loreto. Resta la necessità di risolvere urgentemente il problema della costruzione di un’avanguardia proletaria senza pseudo-comunisti impostori, affinché non si ripeta l’esperienza del ’48 quando l’Italia dopo tanti lutti venne riconquistata dalla borghesia e riconsegnata al capitale, “sua eminenza l’infamia”.

Ma, nel mondo invaso da Internet e dai naviganti della rete, si affaccia una nuova ipotesi, ancora più inquietante della soluzione burocratico-reazionaria, una ipotesi spaventosa e difficilmente reversibile. Dopo le “primavere arabe” partorite dal web, le rivoluzioni “colorate” di tutti i colori dell’arcobaleno, meno che di rosso, le guerre civili senza bianchi né rossi, semplicemente fratricide, per il puro caos, non vorremmo che la maledizione delle e-revolution (o rivoluzioni web), delle rivoluzioni senza rivoluzione, si abbattesse sull’Italia. Non vogliamo che dalle nostre parti possa presentarsi il mostruoso Avatar , dopo le sue scorribande sulle sponde meridionali del Mare Nostrum, per aizzare anche qui la rivoluzione barbarica, la guerra civile senza né bianchi, né rossi e neppure neri. Come si fa a non vedere che dietro la maschera di Avatar il barbaro si nasconde la piovra finanzcapitalistica attraversata da un ghigno di brutale compiacimento. A proposito, perché Beppe Grillo, che pure è simpatico, si presenta davanti alla telecamere nei panni di Avatar?

Stefano Trocini

 

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