Mercoledì, 28 Gennaio 2015

FIDEL CASTRO: PER I MIEI COMPAGNI DELLA FEU
Federación Estudiantil Universitaria (Federazione degli Studenti Universitari)

Cari compagni,
dall’anno 2006, per motivi di salute incompatibili con il tempo e lo sforzo necessario per adempiere a un dovere - che imposi a me stesso quando entrai in questa Università il 4 settembre 1945, 70 anni fa - ho rinunciato ai miei incarichi. Non ero figlio di un operaio, né mi mancavano le risorse materiali e sociali per un’esistenza relativamente comoda; posso dire che sono miracolosamente scampato alla ricchezza. Molti anni dopo, il nordamericano più ricco e senza dubbio molto capace, con quasi 100.000 milioni di dollari, ha dichiarato - come ha pubblicato un’agenzia di notizie lo scorso giovedì 22 gennaio - che il sistema di produzione e distribuzione privilegiata delle ricchezze trasformerà di generazione in generazione i poveri in ricchi. Dai tempi dell’antica Grecia, per quasi 3.000 anni, i greci, senza andare più lontano, sono stati brillanti in quasi tutte le attività: fisica, matematica, filosofia, architettura, arte, scienza, politica, astronomia e altre branche del sapere umano. La Grecia, tuttavia, era un territorio di schiavi che facevano i lavori più duri nelle campagne e nelle città, mentre un’oligarchia si dedicava a scrivere e filosofare. La prima utopia è stata scritta proprio da loro.
Osservate bene le realtà di questo noto, globalizzato e mal distribuito pianeta Terra, dove si conosce ogni risorsa vitale depositata in virtù di fattori storici: alcuni con molto meno di quello di cui hanno bisogno e altri con tanto che non sanno che cosa farsene. Adesso, in mezzo a grandi minacce e pericoli di guerra, regna il caos nella distribuzione delle risorse finanziarie e nella ripartizione della produzione sociale. La popolazione del mondo è cresciuta, tra gli anni 1800 e 2015, da mille milioni a settemila milioni di abitanti. Si potranno risolvere in questo modo l’incremento della popolazione nei prossimi anni e le necessità di cibo, salute, acqua e abitazioni che avrà la popolazione mondiale qualunque siano i progressi della scienza? Bene, ma lasciando da parte questi enigmatici problemi, stupisce pensare che l’Università di La Habana, nei giorni in cui sono entrato in questa cara e prestigiosa istituzione, quasi tre quarti di secolo fa, era l’unica che c’era a Cuba.
Tra l’altro, compagni studenti e professori, dobbiamo ricordare che non si tratta di una, ma che oggi abbiamo più di cinquanta centri di educazione superiore ripartiti in tutto il paese. Quando mi avete invitato a partecipare all’apertura della giornata per il 70° anniversario del mio ingresso all’Università, cosa che ho saputo all’improvviso, e in giorni molto impegnati su diversi temi nei quali forse posso essere ancora relativamente utile, ho deciso di riposare dedicando alcune ore al ricordo di quegli anni. Mi secca scoprire che sono passati 70 anni. In realtà, compagni e compagne, se mi iscrivessi di nuovo a quest’età come alcuni mi chiedono, risponderei senza esitazione che sarebbe ad una facoltà scientifica. Laureandomi, direi come Guayasamin, lasciatemi una lucina accesa.
In quegli anni, già influenzato da Marx, sono riuscito a capire di più e meglio lo strano e complesso mondo nel quale a tutti noi è toccato vivere. Ho potuto prescindere dalle illusioni borghesi, i cui tentacoli sono riusciti a irretire molti studenti, quando possedevano meno esperienza e più ardore. Il tema sarebbe lungo e interminabile.
Un altro genio dell’azione rivoluzionaria, fondatore del Partito Comunista, è stato Lenin.
Per questo non ho esitato un secondo quando nel processo del Moncada al quale mi hanno permesso di partecipare, anche se una sola volta, ho dichiarato davanti ai giudici e a decine di alti ufficiali batistiani che eravamo lettori di Lenin. Di Mao Tse-tung non abbiamo parlato perché non aveva ancora concluso la Rivoluzione Socialista in Cina, ispirata da identici propositi.
Avverto, tuttavia,che le idee rivoluzionarie devono stare sempre in guardia man mano che l’umanità moltiplica le sue conoscenze.
La natura ci insegna che possono essere trascorsi decine di migliaia di milioni di anni luce e la vita in qualunque delle sue manifestazioni è sempre soggetta alle più incredibili combinazioni di materia e radiazioni.
Il saluto personale dei Presidenti di Cuba e degli Stati Uniti è avvenuto al funerale di Nelson Mandela, insigne ed esemplare combattente contro l’Apartheid, che era amico di Obama. Basta segnalare che già in quella data, erano trascorsi vari anni da quando le truppe cubane avevano sconfitto in forma schiacciante l’esercito razzista del Sudafrica, diretto da una borghesia ricca e con enormi risorse economiche. È la storia di una battaglia che sta per essere scritta. Il Sudafrica, il governo con più risorse finanziarie di quel continente, possedeva armi nucleari fornite dallo stato razzista di Israele, in virtù di un accordo tra questo e il presidente Ronald Reagan, che lo autorizzò a consegnare i dispositivi per l’uso di quelle armi con le quali colpire le forze cubane e angolane che difendevano la Repubblica Popolare dell’Angola contro l’occupazione di quel Paese da parte dei razzisti. In quel modo si escludevano tutti i negoziati di pace, mentre l’Angola era attaccata dalle forze dell’Apartheid con l’esercito più addestrato ed equipaggiato del continente africano.
In quella situazione non c’era alcuna possibilità di una soluzione pacifica. Gli incessanti sforzi per liquidare la Repubblica Popolare dell’Angola, per dissanguarla sistematicamente con il potere di quel ben addestrato e equipaggiato esercito, sono stati ciò che ha determinato la decisione cubana di sferrare un colpo decisivo contro i razzisti a Cuito Cuanavale, ex base della NATO, che il Sudafrica cercava di occupare a tutti i costi.
Quel prepotente paese è stato obbligato a negoziare un accordo di pace che ha messo fine all’occupazione militare dell’Angola e ha segnato la fine dell’Apartheid in Africa.
Il continente africano fu liberato dalle armi nucleari. Cuba ha dovuto affrontare, per la seconda volta, il rischio di un attacco nucleare.
Le truppe internazionaliste cubane si sono ritirate con onore dall’Africa.
È sopraggiunto poi il ‘Período Especial’ in tempo di pace, che è durato più di 20 anni, senza che alzassimo bandiera bianca, una cosa che non abbiamo fatto e non faremo mai. Molti amici di cuba conoscono l’esemplare condotta del nostro popolo, e a loro spiego in poche parole la mia posizione essenziale.
Non ho fiducia nella politica degli Stati Uniti né ho scambiato una parola con loro, senza che questo significhi, tanto meno, un rifiuto a una soluzione pacifica dei conflitti e dei pericoli di guerra. Difendere la pace è un dovere di tutti. Qualunque soluzione pacifica e negoziata ai problemi tra gli Stati Uniti e i popoli o qualsiasi popolo dell’America Latina, che non implichi la forza o l’impegno della forza, dovrà essere trattata secondo i principi e le nome internazionali. Difenderemo sempre la cooperazione e l’amicizia con tutti i popoli de mondo e tra loro quelli dei nostri avversari politici. È quello che stiamo chiedendo per tutti.
Il Presidente di Cuba ha fatto i passi opportuni in accordo con le sue prerogative e le facoltà che gli concedono l’Assemblea Nazionale e il Partito Comunista di Cuba.
I gravi pericoli che oggi minacciano l’umanità dovrebbero cedere il passo a norme che siano compatibili con la dignità umana. Da questi diritti non è escluso nessun paese.
Con questo spirito ho lottato e continuerò a lottare fino all’ultimo respiro.
Fidel Castro Ruz
26 gennaio 2015
Ore 12:35 p.m

Traduzione: Redazione di El Moncada http://www.cubadebate.cu/…/fidel-castro-para-mis-companer…/

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