Domenica, 28 Settembre 2014

IL COMANDANTE STRELKOV A MOSCA: ABBATTERE LA QUINTA COLONNA! VINCEREMO!
L'11 settembre scorso il colonnello Igor Strelkov ha rilasciato a Mosca dinanzi ai giornalisti una esplicita e significativa dichiarazione politico-militare

E' trascorso un mese dalle mie dimissioni dalla carica di ministro della Repubblica Popolare di Donetsk e capo degli insorti. Non Ã¨ stata una decisione facile date le circostanze nelle quali ho divuto prenderla. A Donetsk le forze della RPD erano state accerchiate e con crescente difficoltà riuscivano a respingere i continui attacchi delle truppe ucraine. Solo pochi tra i dirigenti della repubblica sapevano che la situazione si sarebbe modificata entro brevissimo tempo e al nemico sarebbe stata inflitta una dura sconfitta. Uno di questi ero io, ma  non potevo neppure accennare ai miei uomini che presto saremmo passati al contrattacco e avremmo riconquistato le posizioni cedute. Per me è stato difficile  sapere che le città e i villaggi abbandonati, per mio stesso ordine, non sarebbero stati riconquistati sotto il mio comando.  E' stato altrettanto difficile lasciare i miei compagni in un momento in cui pareva inevitabile la sconfitta della nostra causa.

 

Non dirò nulla delle circostanze che mi hanno indotto a dare le dimissioni. Dico solo che la mia decisione è risultata valida, poiché ha permesso di rinsaldare il comando delle forze armate della RPD prima della controffensova, ha impedito che  i conflitti interni erodessero la repubblica come la peste e garantito i rifornimenti indispensabili alle nostre unità.

 

Nel giro  di alcune settimane la situazione sui fronti di Novorossija è completamente mutata. Quasi dappertutto l'esercito ucraino è stato respinto, subendo enormi perdite, e si sono creati i presupposti per la completa liberazione del territorio del Donbass dalle squadre punitive di Kiev.  Sotto i colpi dei nostri uomini il nemico ha dovuto retrocedere ed è stato travolto dal panico.

 

Ma poi che Ã¨ successo? Sotto i nostri occhi si sono di nuovo rianimate le forze che stavano per spegnere la nostra riscossa approfittando di ogni occasione per annientare il movimento popolare di liberazione del popolo russo in  Novorossija. Queste forze, mostratesi nella recente storia della Patria con il loro volto più malvagio, sono disposte ad ogni nefandezza.  Manovrate dall'estero,  hanno svolto un ruolo decisivo nel crollo dell'URSS del 1991 e per tutti gli anni novanta hanno dileggiato i popoli della Russia in un baccanale fraudolento contro lo straordinario retaggio culturale ed economico sovietico. Hanno effettuato sui resti della nostra Patria mostruosi esperimenti senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze.

 

Il baccanale della rovina è andato avanti tra guerre sanguinose nel dilagare del crimine, della decadenza morale, della propaganda dei vizi peggiori, della perdita di sovranità economica e politica del paese. Dopo il fallimento dei tentativi di demolire fino in fondo la Russia all'inizio degli anni 2000 le forze russofobe non si sono per niente disperse, ma  hanno continuato a svolgere in sordina la loro opera di demolizione in attesa del momento migliore per ottenere il loro obiettivo.

 

Così, quando la Russia stava cominciando a riprendersi correggendo la politica capitolarda di Gorbaciov e affermando i propri diritti storici e la propria indipendenza, la quinta colonna ha richiamato a raccolta tutte le sua forze. 

 

Il ritorno della Crimea alla Russia l'ha sconvolta e l'insurrezione in Novorossija l'ha  gettata nel panico. Allora è scattato l'allarme ed è stata mobilitata  la schiera dei suoi innumerevoli agenti, che per tanti anni con successo si sono camuffatiati in abiti patriottici  a sostegno della sovranità nazionale, riuscendo il tal modo ad infiltrarsi nei piani alti del potere e persino nell'entourage del presidente. Agendo di fatto contro gli interessi del paese e del popolo, questi traditori continuano ad affermare spudoratamente di essere amici del presidente ed a spacciare come strumenti di consolidamento dello Stato russo i loro veri obiettivi e atti di sabotaggio.

 

Da dove viene una simile sfrontatezza e certezza della propria invulnerabilità? La spiegazione è assai semplice. Tutto quel che conta per gli esponenti della quinta colonna, soldi, familiari ed eredi, da tempo sono stati trasferiti all'estero. Il  mantenimento del bottino dipende  dalla misericordia dei loro padroni stranieri.   

 

In cinque mesi di lotta la gente di Novorossija ha raccolto i frutti di questo sabotaggio. Nel momento in cui l'assitenza militare russa risultava di vitale necessità per gli insorti pressocché inermi e poteva portare quasi senza spargimento di sangue alla liberazione di tutte le aree russofone, gli agenti di influenza  hanno gridato in coro che gli aiuti militari agli insorti non erano possibili, nè ammissibili.  

 

Gli squadristi avevano bruciato vivi gli abitanti di Odessa, bombardato con l'artiglieria pesante Slavjansk ed organizzato un loro esercito all'altezza di combattere. Nonostante ciò,  i loro complici penetrati nei piani alti del ministero degli esteri russo non solo hanno potuto sabotare qualsiasi aiuto politico e militare agli insorti, ma in stretto contatto con i poroshenko, i turcinov, gli achmetov, i tarut a ed altri oligarchi ucraini hanno fomentato la scissione fra i dirigenti degli insorti ed impedito di costituire un comando unico. Tutti insieme hanno cercato far cadere Putin nelle loro svariate trappole.

 

La tenacia e il coraggio degli insorti hanno evitato che gli squadristi potessero soffocare la rivolta prima che gli aiuti effettivi di Mosca giungessero ai destinatari. Così gli insorti hanno potuto passare al contrattacco. Ma anche qui i traditori si sono attivati con tempestività. Alle forze punitive, che ormai erano sull'orlo della disfatta,  hanno fornito una provvidenziale ancora di salvezza , proponendo la tregua e tentando in fase di trattativa di restituire alla giunta di Kiev tutte le zone conquistate dagli insorti.  Non si possono neppure immaginare intese più vergognose di quelle trattate a Minsk.

 

Intanto Kiev integra, riarma ed addestra il suo esercito, e si prepara a proseguire il genocidio dei russi di Novorossija. Ne deriva che noi ci troviamo nella stessa situazione di quando abbiamo iniziato il nostro movimento,  ma in condizioni assai più pesanti di quelle iniziali. Infatti, mentre in aprile e maggio Kiev non aveva ancora un esercito degno di questo nome, né il sostegno della popolazione, ora gli squadristi sono mobilitati ed armati fino ai denti e la popolazione ucraina grazie all'uso massiccio della propaganda appare alquanto zombizzata, ha smesso di distinguere la verità dalla menzogna, il bianco dal nero. Inoltre, in questi pochi mesi contro la Russia sono stati approvati interi pacchetti di sanzioni economiche e alti rappresentanti militari e diplomatici dei paesi occidentali hanno rispolverato vecchie pretese relative all'Abchazia e all'Ossezia del Sud. Aperte minacce provengono pure dai guerriglieri islamici controllati dagli USA. Insomma, si stanno peparando a combattere contro la Russia seriamente e a lungo.

 

L'Occidente e la quinta colonna non nascondono i loro progetti di rovesciamento del presidente Putin con conseguente smantellamento finale della Russia. I loro agenti d'influenza cercano di convincere con tutte le loro energie i dirigenti del paese che la pacificazione non solo è possibile, ma anche indispensabile. Essi nascondono accuratamente all'opinione pubblica e perfino al presidente  il loro obiettivo di far capitolare la Russia.

 

In tal modo tutte le possibilità relativamente favorevoli alla Russia manifestatesi in primavera sono rimaste inutilizzate. Al contrario, la minaccia militare continua a crescere a dismisura, non senza i "meriti" indiscutibili della quinta colonna. Perché i liberali hanno agito in modo così estremo e forse anche autolesionistico contro il presidente e la sua linea? Come mai hanno avuto la sfrontatezza di sfidare Putin e la sua politica? Secondo me qui intervengono due fattori fondamentali.

 

Il primo è che anche alla quinta colonna non resta altra via che quella della sommossa, per ora latente, in seguito manifesta. La  rivoluzione dall'alto promossa da Putin ha sottratto ad essa qualsiasi spazio di sopravvivenza politica. Inoltre, la fuga dalla Russia verso gli averi trasferiti all'estero con ansia e fatica  appare sbarrata dai loro stessi padrini stranieri. Il secondo fattore risulta ancora più evidente:  occupando posizioni importanti all'interno del potere e disponendo di notevoli risporse finanziarie, questi traditori contano di conquistare in prima persona il potere e di avanzare trionfalmente verso la nuova fase di frantumazione dei resti di un paese prima potente e di rottamazione dei popoli che vi abitano.

 

Ma per realizzare tale progetto essi debbono compiere diverse azioni preliminari. In primo luogo, debbono erodere il grande sostegno popolare di cui gode il presidente Putin, sostegno ottenuto in virtù di determinati atti di politica estera ed interna compiuti negli ultimi anni. E a tal fine l'deale sarebbe riuscire a "scaricare" i russi di Novorossija attribuendo la responsabilità al presidente.  Non a caso  gli esponenti della quinta colonna  si nascondono nel buio come jene evitando ogni pubblicità.

 

La via delineata dai nostri nemici noi la conosciamo alla perfezione. Essi vogliono prolungare il più  possibile la guerra, causando il maggior numero possibile di vittime e privazioni fra la popolazione russa da questa e quella parte del confine. Ecco il loro obiettivo. Agli insorti non intendono lasciare la minima possibiltà di vittoria. Vogliono creare alla frontiera  una piaga via via più sanguinosa, per sanare la quale la Russia dovrà spendere ingenti risorse senza ottenere nessun successo decisivo a causa di una politica che fa "un passo avanti e due indietro".

 

La Federazione Russa dovrà sostenere un fardello sempre più pesante fatto di centinaia di migliaia e di milioni di profughi. Nel frattempo le sanzioni occidentali mineranno la salute economico-finanziaria del paese ed  i nostri oligarchi tenteranno di scaricare i sacrifici sulle spalle del popolo.

 

I traditori, stando così le cose, sperano di arrivare alla firma di una pace vergognosa e umiliante con l'abbandono della popolazione russa dell'Ucraina e  un'alta probabilità che si scatenino ondate di malcontento nella stessa Russia. Alla fine, grazie all'uso delle tecniche elaborate fin dall'inizio del XX secolo potrebbero ordire una Majdan moscovita dove raccogliere destre e  sinistre,  patrioti e  liberali apparentemente uniti da una giustificata indignazione. Le prove di un simile scenario avvennero già nel 1905 e nel 1917 secondo il seguente schema: una  umiliante sconfitta militare, più la crisi economica, più il discredito del potere fino ad arrivare alle sollevazioni popolari ed alla congiura di palazzo. Il piano è di nuovo all'opera. Dunque  difendere la Novorossija e  sostenerne la popolazione sono di vitale importanza per la salvezza della grande Russia e per la sconfitta dei progetti della quinta colonna.   

 

Se noi vinciamo la battaglia per la Novorossija, salveremo la Russia. Se perderemo, perderemo quel che rimane della nostra Patria. In questa lotta non ci possono essere compromessi. Chiunque ci vuole convincere del contrario, consapevolmente o no, porta acqua al mulino del nemico. Non esistono vie di mezzo. O la Russia riacquisterà una sovranità reale e totale, o sarà smantellata dall'insieme dei clan oligarchici interni ed esterni.

 

Quanto alla mia posizione personale circa la battaglia contro le forze sabotatrici,  affermo qui di aver compiuto la mia scelta. Penso che ci troviamo qui sulla linea principale del fronte di lotta per la Russia. Penso che proprio qui in Russia io possa essere più utile che altrove. Sottolineo inoltre che quanti sperano o hanno sperato di servirsi di me o del mio nome a scopi meramente distruttivi resteranno delusi. Per quanto possa essere critico nei riguardi di tantissime scelte di politica interna del presidente ritengo necessario appoggiarlo come unico legittimo comandante supremo e principale garante della libertà e dell'indipendenza del paese vista la guerra scatenata contro di noi.

 

A mio parere occorre difendere concretamente la Novorossija, sottoposta al genocidio nazista, innanzi tutto smascherano ed esautorando quei "benefattori" che ci hanno portato sull'orlo della disfatta.

 

A coloro i quali con una buona dose di servilismo hanno divulgato attraverso i mass-media  l'immagine del colonnello Strelkov come leader della cosiddetta "protesta popolare" dico: non credano di potermi comprare con elogi e lusinghe menzognere. Rinunciare al mio dovere di servire il mio paese e il mio popolo in cambio di falsi attestati di gloria e popolarità effimera a beneficio dei nemici della Patria sarebbe per me il massimo del disonore. Che capiscano finalmente, quanta gente in Russia  pone ancora il dovere e la correttezza al di sopra dei vantaggi e della vanità individuali. Come hanno dimostrato i fatti di Novorossija sono  tante queste persone e noi non permetteremo a nessuno di dilaniare e depredare la Russia così com'è avvenuto nel 1917 con l'impero russo e nel 1991 con l'Unione Sovietica.

 

Traduzione dal Russo di Stefano Trocini   

 

Fonte: www.sovross.ru 13/9/2014  

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