Domenica, 21 Settembre 2014

I DOLORI DELLA "DEMOCRAZIA PURA" NELLA BATTAGLIA PER IL PETROLIO
Estratto da un articolo di V. Rjabov del luglio scorso pubblicato sul sito del VKPB

La guerra  civile nel Sud-Est ucraino costituisce il tentativo di dare una risposta a tutti i problemi economici della Russia. Il Donbass, dove si sta svolgendo la guerra, è il luogo del conflitto storico fra due opposte prospettive di sviluppo industriale manifestatasi nell'Unione Sovietica e ora anche nello spazio postsovietico. I due approcci riguardano la categoria della produttività del lavoro, che all'inizio portò l'URSS in vetta alle classifiche mondiali dello sviluppo economico e poi, al contrario, la indirizò alla stagnazione e alla decadenza. Nel Donbass si sono intersecati i punti di vista del minatore Aleksej Stachanov e del "minatore Nikita" (Chruscev). In base a questi due punti di vista, antitetici, vennero fissati i criteri di crescita della produttività del lavoro e di conseguenza determinate le vie di sviluppo dell'URSS.

 

Va detto che nel primo caso il minatore Stachanov accrebbe con il suo metodo di estrazione laterale del carbone di ben sette volte la norma di produzione e in ciò fu sostenuto da tutti i compagni di lavoro. Il suo metodo fu appggiato poiché l'aumento della produttività che ne derivava si convertiva immediatamente per la maggioranza della popolazione in un miglioramento del livello di vita. Nel bilanci della contabilità nazionale gli istituti preposti distribuivano l'utile a vantaggio del popolo attraverso l'abbasamento dei prezzi dei beni di consumo. In ultimo, i prezzi avrebbero finito per tendere a zero con un progresso della società verso la scomparsa delle classi. Nel secondo caso, quello derivante dal punto di vista del "minatore Nikita", si puntava sull'opera del cronometrista per stabilire le norme di produzione. Si aveva pertanto una sorta di "pedinamento" non solo di ciascun minatore, ma anche in ogni singolo posto di lavoro. In sostanza si accantonò il metodo stachanoviano di approccio alla produttività ed il cronometrista, che calcolava le norme di produzione, divenne il monarca assoluto nei luoghi di lavoro, paralizzando con la sua presenza qualsiasi iniziativa dal basso. A causa del "sistema Nikita" l'URSS smise di muoversi verso la società senza classi e ripiegò inesorabilmente verso la staganzione e il conflitto di classe. Alla fine siamo arrivati allo scontro scatenatosi nella regione del Donbass.

 

La Russia vede ora indebolire sempre più la propria economia e avanza verso l'ennesimo tracollo del sistema monetario, verso la svalutazione del rublo fino al valore dei "kerenki". Tutto questo conviene enormemente a Berlino e Parigi (ed anche a Londra), che già precedentemente nella storia avevano assunto con le loro banche il dominio del sistema monetario russo. In quel caso le banche russe presero crediti dagli istituti inglesi, francesi e tedeschi, poiché il potere autoctratico voleva tenere in piedi le imprese latifondiste tramite l'intervento delle banche nazionali. Così gli istituti di credito dei paesi dell'Intesa, vale a dire di Parigi e Londra, che combattevano contro la Germania, riuscirono ad incrementare il proprio potere tanto in Germania, quanto in Russia. Ma allora Parigi e Londra non avevano una moneta unica che potesse loro permettere di "inghiottire" il sistema bancario di una Russia sia pure debilitata.

 

La comparsa dei "kerenki" nel 1917 offrì a Parigi  e Londra l'opportunità di trasferire nel loro sistema finanziario tutti i titoli del capitale fisso della Russia e di accaparrarsi le risorse basilari di questo paese. Era la colonizzazione. Le regioni della Russia avrebbero dovuto essere spartite secondo la loro appartenenza al franco o alla sterlina. Si può supporre che il marco tedesco (allora il 35% dei crediti russi) sarebbe stato diviso felicemente tra i banchieri transalpini e quelli britannici. Nel 2017, più o meno fra tre anni, Berlino e Parigi potranno portare in Russia i propri euro e impossessarsi dell'intera base economica del paese, comprese le risorse. Sotto tale aspetto l'odierna politica delle autorità russe replica completamente il comportamento di Kerenskij, contribuendo all'indebolimento del sistema bancario nazionale, per non parlare della produttività del lavoro sterilizzata da tempo.

 

In qesta fase l'euro ed il dollaro stanno tentando di assoggettare il rublo. Per il conseguimento di tale obiettivo basterebbe trasferire nelle due suddette divise i titoli di Gasprom e Rusneft. Dopo di che la Russia andrà girando con il cappello in mano. Nella politica di indebolimento della Russia l'Ucraina è solo un anello della catena che porta al crollo del rublo. Se osserviamo le posizioni assunte da altri paesi ex sovietici esportatori di "oro nero",  Azerbaigian e Turkmenistan, constatiamo che anche lì si desidera operare per lo sfaldamento del rublo. Il capitalismo russo, se persite in questo sordo atteggiamento difensivo, è condannato alla fine.

 

Ma ancora non sono maturati in Russia i presupposti di una rivoluzione socialista che salvi il paese. Che si può fare allora? Si deve recuperare l'esperienza storica della nazione, la quale ci ricorda che quando Kiev, l'antica capitale della Rus', non seppe affrontare i problemi dello Stato, allora i nostri avi trasferirono la capitale a Mosca, impresa per niente facile, ed uscirono dal vicolo cieco. Essi avrebbero potuto trasferire la capitale anche a Novgorod la Grande, economicamente più sviluppata,  ma preferirono non farlo perché questa città era completamente subalterna all'Unione anseatica. Mentre Kiev consegnava a Bisanzio tutte le ricchezze della Russia, Novgorod la Grande svendeva ai paesi occidentali del Baltico le merci prodotte in Russia a caro prezzo.

 

Lo stato delle cose esistente oggi nelle città di Mosca e Pietroburgo, inclini al cosmopolitismo, ci riporta a quei tempi lontani. Bisogna nuovamente puntare verso Nord e porre lì le radici della rinascita. Queste radici possono consolidarsi nella regione che rese possibile la soluzione dei problemi  della conquista della Siberia e dello sfruttamento economico pacifico di quel territorio. Lì, dove si riuscì a moltiplicare la potenza della Russia e si sono anche conservati fino ad ora i sentimenti patrottici tradizionali.

 

Nell'attuale situazione politica, quando al Russia dipende al 100% dalla vendita del suo "oro nero", non sussiste alcuna ragione di contare sulla presenza di una qualche forza patriottica nelle "due capitali", dove tutti i media concordano nel porre in prima fila i sensali della finanza in grado di fare il bello e il cattivo tempo. Nel momento critico del conflitto con l'Occidente contare su una attiva prtecipazione di Mosca e Pietroburgo è come affidarsi alla capacità dei sensali della finanza dell'una e dell'altra capitale di prendere le armi per difendere il paese  dalla macchina militare della NATO... Una cosa del genere non te la sogni nemmeno in preda al delirio...

 

La volontà di creare una nuova capitale significa porre il problema della rinascita dell'Unione Sovietica da un nuovo centro politico. Bisogna porre in primo piano gli interessi della Russia profonda, che si allacciano direttamente alla nacessità di ricostruire un potenziale industriale del paese capace di soddisfare  tali interessi. Non è possibile fidarsi neppure delle organizzazioni comuniste e patriottiche delle "due capitali", nella speranza che esse possano unire la nazione per la ricostituzione dell'URSS. I bolscevichi, fin dall'inizio del disfacimento del PCUS, avevano avvertito che bisognava contare assolutamente sulle proprie forze ed autofinanziarsi attraverso le quote.  Però il loro avvertimento non trovò a sinistra il dovuto ascolto. E' così, ad eccezione del VKPB, tutte le organizzazioni di sinistra vengono sostenute dagli sponsor e obbligate a muoversi sulla scia dei loro interessi politici. Ne deriva che la sinistra delle "due capitali" non appare in grado di trascinare dietro di sé il paese profondo. Tanto più che il paese profondo non ama neanche un po' le "due capitali" con tutte le conseguneze politiche della circostanza.

 

Ma intanto la grave situazione economica della Russia richiede che si avvii almeno uno sviluppo tale da favorire l'unificazione degli interessi di tutti gli strati della popolazione. Da questo punto di vista si può seguire una sola linea, quella della conquista dell'Artico ragion per cui la capitale deve essere trasferita a Nord. Un tempo per arrivare in Siberia occorreva dirigersi a Nord per via fluviale e poi ripiegare verso la Siberia, da dove con altri fiumi era possibile raggiungere gli Urali. Adesso per saldare gli sforzi di tutta la Russia nella direzione unica che porta all'Artico è indispensabile consolidarsi politicamente a Nord, onde evitare che questa strada possa essere sbarrata. Oltre tutto tale percorso offre la possibilità di usare l' "oro nero"  negli interessi delle grandi masse e non negli interessi oligarchici per il suo smercio in Occidente.

 

Perché Mosca e Pietroburgo non sono in condizioni di percorrere la linea dell'Artico e neppure quella della rinascita dell'Unione Sovietica? Strette nell'abbraccio politico della "democrazia pura", le "due capitali" si sono ridotte nelle condizioni dell'antica Roma volendo imitare in tutto i precetti morali di Parigi, Londra e New York. Va ricordato, quanto all'influsso nefasto di questa "democrazia pura" sugli abitanti delle "due capitali", che proprio questo genere di democrazia è stata il loro primo amore,  anche se ora preferiscono non ricordarselo. Nella fase di sfaldamento dell'URSS l'oggetto del loro desiderio fu il Narodno-Trudovoj Sojuz (Unione popolare del lavoro), oggi quasi dimenticata. Ebbene tale organizzazione fu fondata negli Anni Trenta dello scorso secolo dall'emigrazione bianca e durante la Grande Guerra Patriottica sostenne la Germania nazista e collaborò con Vlasov, notoriamente legato alle SS. Nella cosiddetta fase della "rivoluzione democratica in URSS" gli uomini del Narodno-Trudovoj Sojuz erano presenti nella politica russa, tanto quanto gli uomini della CIA nell'economia del premier Gajdar (il promotore della cosiddetta terapia di choc, N.d.T.). Adesso nessun politico delle "due capitali" ama ricordare queste circostanze. Ma, vista l'assenza di una visione critica di cotanto passato, è inutile cercare forze sane nelle "due capitali" della Russia. 

 

La guerra civile in Ucraina dimostra che mentre la Russia si cullava nei teneri abbracci della "democrazia pura", puntando esclusivamente sulla soavità dei sorrisi diplomatici, la macchina da guerra della NATO arrivava ai suoi confini. Questa macchina  combatte in ogni luogo affidandosi a tutti i possibili nazionalisti e persino a terroristi di professione, comprandone i servigi attraverso gli intermediari della CIA. I nazionalisti ingaggiati dalla NATO possono sbandierare qualsiasi slogan e promettere di lottare per i "valori" in essi espressi quando in realtà partecipano come moneta spicciola al gioco del grande capitale. Chi paga i loro servigi stabilisce l'area delle operazioni militari e le iniziative di copertura politica. I nazionalisti spiccioli non hanno nessuna possibilità di svolgere il "proprio ruolo", debbono eseguire i compiti assegnatigli dopo che che la loro sorte non interessa a nessuno. Fatto sta che nelle campagne di guerra in cui essi operano l'obiettivo è l'"oro nero", affinché sia appannaggio dei conglomerati imperialistici. E' questa la strategia contemporanea del capitale per lo svolgimento della Terza Guerra Mondiale.

 

In questo conflitto mondiale l'Ucraina in quanto stato ha già perso. Al suo posto sorgeranno probabilmente delle enclave disperse come il Kossovo in Serbia a tutela NATO. I nazionalisti, prestati i loro servigi, usciranno dalla scena politica lasciando il posto alla criminalità come è accaduto in Kossovo.

 

Il Donbass è l'unico focolaio di resistenza incapace di accettare per l'Ucraina un simile futuro. Il Donbass, al contrario, nel suo slancio di liberazione ha la capacità di trascinare dietro di sé l'intero sud-est. Però tutto dipenderà dalla situazione politica in Russia e per il momento la Russia sta ripetendo per molti versi gli errori dell'Ucraina.

 

Nel quadro della spartizione mondiale delle sfere di influenza la Russia non potrà nè resistere, né vincere. Soltanto l'Unione Sovietica potrà e resistere, e vincere. Il Sud-Est ucraino ha sollevato il problema della necessità di ricostituire l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Vladimir Rjabov

 

Traduzione dal russo di Stefano Trocini

 

Fonte:www.vkpb.ru, 03.08.2014 

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