Giovedì, 03 Luglio 2014

POTREMMO SCONFIGGERE IL "QUARTO REICH" IN MODO INCRUENTO...MA LE BANCHE NON HANNO PATRIA
di V. Katasonov, professore, presidente della Società russa di economia "S:F:Sharapov"

Seguo regolarmente la situazione del settore bancario in Ucraina, in particolare la condotta delle filiali delle banche russe. Anche da questa  analisi ho tratto la solita conclusione circa il cosmopolitismo del capitale bancario  ed il fatto che le banche non hanno patria.

All'inizio dell'anno vi erano in Ucraina 14 banche con partecipazione di capitale russo, 4 delle quali di primaria importanza: Sberbank, Vneshtorgbank, Prominvestbank ed Alfabank. Le prime tre, tra l'altro, sono filiali di banche russe statali. I nostri media negli ultimi mesi si sono occupati di esse, evidenziando soprattutto i seguenti temi:

     - accuse delle autorità ucraine di "favoreggiamento del terrorismo" nel sud-est;

     - minacce di sequestro e confisca degli attivi da parte di queste stesse autorità;

     - boicottaggio da parte degli attivisti di Majdan;

     - rischi economici in seguito al deprezzamento della grivna, ad un probabile defolt, ecc.).

Spesso i nostri banchieri in Ucraina affermano di tenersi fuori dalla politica e di preoccuparsi solo delle questioni professionali. Ovviamente, respingono le accuse di finanziare i "terroristi" del sud-est ed io ci credo, poichè per finanziare qualcuno occorre denaro contante. Ed il contante sarebbe più semplice introdurlo dalla Russia, evitando di compiere rischiose operazioni di prelievo in istituti sorvegliati dai Servizi e dalla Banca Nazionale dell'Ucraina. Il fatto è che i suddetti banchieri, nonostante siano "estranei alla politica", alla fine si dimostrano più leali con Kiev, poichè  assegna e ritira le licenze, ordina le ispezioni, esercita la vigilanza, ecc. Oltre tutto le "madri" russe non si curano troppo del modo di agire delle filiali, a parte l'analisi dei rendiconti finanziari. Mi pare, tuttavia, che nonostante la loro lealtà, queste filali non se la passino  bene. Non perchè qualcuno a breve voglia sequestrarne e confiscarne gli attivi. Il vero pericolo sta nella situazione economica dell'Ucraina ineluttabilmente destinata al defolt, che investirà tutti, i leali ed i meno leali, gli istituti di credito nazionali e quelli moscoviti.

Purtoppo nessuno si preoccupa di governare intelligentemente da Mosca l'attività estera del nostro sistema bancario, ivi compresa quella in Ucraina. Ma è un male, poiché una gestione centralizzata sarebbe indispensabile visto che abbiamo lanciato il nostro capitale bancario nello spazio del mercato mondiale. Voglio  avvertire che, quando le nostre filiali in Ucraina si troveranno tra un po' sotto la frana della crisi bancaria provocata dal defolt, non vi sarà più nulla da gestire. Ora sarebbe possibile ed anche necessario farlo, ovviamente considerando gli interessi generali della Russia nell' attuale situazione di scontro con Kiev, che qualcuno ha ribattezzato "il Quarto reich". Questo "reich" va annientato militarmente ed economicamente prima che si rafforzi e scateni la guerra contro la Russia.

Cosa dovrebbe ordinare Mosca alla filiali ucraine delle nostra banche? E' semplicissimo: cessare tutte le operazioni nel territorio della repubblica e cominciare a ritirare tutti i propri attivi da questo paese. E' abbastanza semplice eseguire la prima parte della disposizione, la seconda potrebbe creare dei problemi con conseguenti perdite. Ma in guerra è difficile evitare le perdite. L'importante è che sia il nemico a registrare il danno maggiore. Facciamo due conti: all'inizio dell'anno la quota delle banche russe nelle attività complessive del sistema bancario ucraino era, secondo i dati della Banca Nazionale di Kiev, il 15% e adesso forse anche di più. Visto che parte delle banche estere si sono già dileguate, la ritirata delle nostre potrebbe avvicinare sensibilmente il defolt.

Se poi ci aiutasse anche il Gasprom nella sfida economica con Kiev, l'effetto sarebbe strabiliante. L'Occidente, a corto di quattrini,  non potrebbe  soccorrerla e dovrebbe limitarsi ai soli "attacchi mediatici" nei nostri confronti. Le perdite del sistema bancario russo, ove non riuscisse a far rientrare dall'Ucraina tutti i propri attivi, sarebbero un'inezia (secondo gli esperti il loro ammontare non arriva neppure all'1,5-2% delle nostre attività complessive).

 

E qui il discorso cade sulla questione più importante, ovvero come scongiurare la guerra in corso d'opera contro la Russia. A tal fine debbono essere messi in campo tutti i mezzi a disposizione. Oggi stiamo utilizzando fondamentalmente un solo strumento e neppure il più efficare: le dichiarazioni del nostro Ministero degli Esteri. Le dichiarazioni servono, ma solo per integrare gli strumenti militari, finanziario-bancari, economico-commerciali ed energetici.

 

Purtroppo la conclamata "neutralità politica" risulta ben poco affidabile, tant'è che le "filiali" ucraine delle banche russe (persino di quelle statali) si rivelano, come ho già detto, più vicine a Kiev che a Mosca. Persino  Washington risulta assai più vicina di Mosca. Gli Stati Uniti dopo l' "annessione" della Crimea hanno definito la penisola "territorio temporaneamente occupato" e minacciato sanzioni contro le banche che continuano ad operarvi. E' risaputo che le nostri "filiali" fanno buoni affari in Crimea, specie quelle della Sberbank, della Vneshtorgbank e di Alfa-Bank. Ma il 6 maggio scorso la Banca Nazionale ucraina ha fatto circolare una lettera, che stabilisce la cessazione di tutte le sue funzioni di vigilanza nella penisola e proibisce alle banche ucraine di operare nell'area. Il giorno dopo Sberbank, Vneshtorgbank e Alfa-Bank hanno chiuso i propri uffici in loco: "Come potrebbe la Sberbank scambiare 40 milioni di clienti ucraini con un paio di milioni di crimeani?", - s'è chiesto in forma retorica un rappresentante dell'istituto che desidera rimanere nell'anonimato.

 

Malauguratamente non solo le "filiali" in Ucraina, ma anche le loro "mamme" russe hanno cominciato ad aver paura della Crimea come del diavolo. Per la precisione  non temono tanto la Crimea, quanto le sanzioni USA ed EU. Il vuoto prodottosi viene in una certa misura colmato dalle banche russe che non hanno niente da perdere, come quella di Jurij Kovalciuk ("Rossija"), personalmente colpito dalle sanzioni di Washington fin dal marzo scorso. Nell'insieme la situazione ha svelato una triste realtà e cioè che non è Mosca a comandare le banche russe. E questo costituisce un sintomo allarmante.

 

Al riguardo occorre sottolineare una circostanza apparentemente lontana dall'Ucraina e dalla Crimea. La legge USA sulla tassazione dei conti esteri (FATCA), prevede che le banche di tutto il mondo dimostrino al fisco americano di non occultare somme di persone fisiche e giuridiche statunitensi. Entro la fine dell'anno gli uffici tributari di Washington aspettano i loro rendiconti, anche quelli delle banche russe. In caso di inosservanza gli USA si riservano di punire i responsabili. Le nostre  autorità tacciono di fronte a questa legge tracotante di natura palesemente extraterritoriale. Eppure si potrebbe e dovrebbe agire. Intanto numerosi istituti russi hanno già cominciato a registrarsi alla chetichella presso gli ufffici tributari USA per l'invio dei rendiconti, finendo di fatto sotto il controllo amministrativo di Washington. Questi istituti, in pratica, non sono più banche russe, ma agenti stranieri in territorio russo.

 

Torniamo alle "filiali". Sotto la pressione di Kiev esse possono venire a trovarsi dalla parte opposta del fronte. E' circolata una notizia, secondo la quale Kiev, in cerca di denaro per finanziare le "operazioni antiterroristiche" nel sud-est, ha lanciato un prestito di guerra emettendo "obbligazioni militari" per 1,1 miliardi di grivne (90 milioni di $) con scadenza biennale e rendimento annuo del 7%. All'inizio di giugno il Ministero delle Finanze ucraino ha pubblicato la lista delle banche partecipanti all'emissione dei suddetti titoli. Nella lista figurano due banche russe: la Vneshtorgbank e la Sberbank.

 

Noi non conosciamo le condizioni del contratto di collocazione, ma i titoli al 7% annuo sono quasi impossibili da collocare poichè si tratta di un interesse assai inferiore al tasso d'inflazione. Gli specialisti non escludono che in caso di difficoltà i titoli dovranno essere acquistati dalle stesse banche collocatrici. E cosi Vneshtorgbank e Sberbank finirebbero per finanziare direttamente le "operazioni antiterroristiche" nel sud-est ucraino e preparare il terreno all' aggressione del "Quarto Reich" al nostro paese. Purtroppo non vi è stata nessuna reazione da parte del governo della Federazione Russa e della Banca di Russia.

 

Stiamo rivedendo oggi quel che divenne evidente negli anni '30-40 del secolo scorso, e cioè il ruolo infame svolto dal capitale bancario cosmopolita nel favoreggiamento del nazismo e nello scatenamento della guerra contro la Russia. L'infamia è assai più grave quando questo capitale è nominalmente russo e per di più statale.

 

Traduzione dal russo di Stefano Trocini

 

Fonte: www.sovross.ru, 17.06.2014          

 

   

 

 

 

 

 

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