Lunedì, 17 Febbraio 2014

I METALLURGICI DEGLI URALI: "BASTA! PRENDIAMO LE ARMI"
di Ekaterina Fatjanova

Il 9 gennaio 2014 gli operai licenziati dall'impresa metallurgica strategica in liquidazione di Zlatoust (regione di Celjabinsk) si sono presentati in 300 nella sede del municipio. Erano avvelenati perché gli uffici preposti non gli consegnavano neppure documenti necessari per cercarsi un nuovo posto o almeno iscriversi nelle liste di disoccupazione.

Una situazione incandescente. I lavoratori, abbandonati a se stessi, rischiavano di restare senza mezzi di sostentamento. In 4.600 avevano ricevuto la lettera di licenziamento per chiusura degli impianti. Soltanto una parte di loro potevano essere ricollocati nella nuova fabbrica elettrometallurgica di Zlatoust,  2.700 erano destinati al lastrico. I salari offerti agli operai ricollocabili, oltre tutto, erano più bassi e non bastavano neppure a pagare i servizi comunali, i beni alimentari ed i crediti alle banche.

La direzione non aveva pagato i salari di novembre e dicembre 2013. La ragioneria, rimasta senza liquidi, non aveva versato l'affitto agli uffici di caseggiato, nè le retta agli asili e alle  scuole. Un asilo si era rifiutato di far entrare i bambini "morosi". Persino ragazze madri, madri di 6-7 figli e bambini con entrambi i genitori licenziati avevano dovuto subire questa "punizione". Le banche, da parte loro, esigevano perentoriamente la restituzione del crediti.

Le rivendicazioni operaie erano state illustrate alla nuova direzione ed alle autortà municipali. "Non abbiamo un rublo, neppure per le patate. Se voi non potete darci un lavoro, allora dateci le armi! Sappiamo da chi dobbiamo andare, da chi pretendere i nostri soldi", -  hanno detto i metallurgici decisi a tutto.

Le autorità, spaventate, pur di evitare il peggio, hanno invitato tutti nel salone delle riunioni, presenti il sindaco, i vicesindaci, il segretario ed il vice segretario della struttura territoriale del Partito Comunista della Federazione Russa. Più tardi si è aggiunto il responsabile finanziario dell'azienda.

Alla fine s'è costitituito un gruppo di lavoro per coordinare le iniziative da adottare. Del gruppo erano state invitate a far parte 24 persone, ma nel comitato operativo ristretto ne erano entrate appena 5: i funzionari del PCFR, un rappresentante del municipio e soltanto due operai della fabbrica. Il gruppo ristretto, appartatosi nell'ufficio del sindaco, inizia a discutere (bla-bla-bla) e l'unico compito che pareva voler affidare agli operai, quasi fosse una grazia, era quello di compilare un elenco dei loro debiti verso le casse comunali. Le proposte della controparte, alla fine, non sono state accolte dagli operai, poichè tese solo a spegnere la tensione senza risolvere i problemi reali.

"Persone abituate a mentire e a rubare non trovano niente di meglio da fare che continuare a prendersi gioco di tutti noi", - hanno commentato gli operai.

 Il 15 gennaio scorso Putin, stando alle informazioni dei media, aveva sollevato dall'incarico il governatore della regione di Celjabinsk. Costui, però, ha poi dichiarato di essersi dimesso di sua volontà con il benbestare del presidente. 

Al posto del vecchio governatore è arrivato tale Boris Dubrovskij, già direttore generale del complesso metallurgico di Magnitogorsk. Putin gli ha raccomandato di prestare particolare attenzione agli stabilimenti industriali della regione dove "non tutto è a posto". Ricordiamo che, quando il signor Dubrovskij ha diretto il complesso metallurgico di Magnitogorsk, gli operai avevano subito massicce persecuzioni per avere osato difendere i loro diritti. E' quindi chiaro che la decisione di sostituire il governatore, dovuta certamente alle proteste nella regione di Celjabinsk, prelude anche ad  una crescita della pressione sugli operai di Zlatoust. Ne consegue che questi lavoratori hanno  assoluto e urgente bisogno di aiuto. I dirigenti del PCFR faranno di tutto per "raffreddare" la protesta, per impedire l'espansione degli umori rivoluzionari a Zlatoust. Lo dimostra il comportamento dei suoi capetti locali, inborghesiti e parlamentarizzati, istintivamente ostili ai proletari. Il loro unico obiettivo è galleggiare all'interno del potere costituito per mantenere i privilegi e salvare dalla distruzione il marcio sistema capitalistico.

 Ma non solo i bolscevichi debbono aiutare i metallurgici licenziati,  debbono farlo anche e soprattutto gli operai di tutte le imprese di  Zlatoust, Celjabinsk e degli altri centri regionali. Pur di ottenere il profitto immediato la borghesia non ha pietà di nessuno, distrugge e saccheggia ogni cosa che la classe operaia ha costruito negli anni del potere sovietico. Quel che sta succedendo negli stabilimenti metallurgici di Zlatoust, nella fabbrica di trattori di Celjabinsk, nel complesso di Volgograd per l'alluminio, nelle officine  meccaniche e in altre imprese del paese non è soltanto conseguenza della politica criminale del capitalismo, ma nche della dispersione della classe operaia. Senza la solidarietà fra gli operai la borghesia controrivoluzionria intensificherà i suoi cinici attacchi ai diritti dei lavoratori. 

I problemi che abbiamo esposto investono gli operai della intera regione di Celjabinsk e ben presto pure quelli delle altre città della ex URSS. Perciò è urgente che tutti i proletari si impegnino ad organizzare scioperi di solidarietà a difesa degli interessi dei loro compagni di Zlatoust.  La costruzione di solidi e sicuri legami all'interno della classe operaia è condizione indispensabile per il rafforzamento del movimento rivoluzionario.


Traduzione dal russo di Stefano Trocini

Fonte: "Serp i Molot" ("Falce e Martello"), n° 2, febbraio 2014  

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