Domenica, 29 Dicembre 2013

IL CRETINISMO PARLAMENTARE AMBIZIOSO DEI "COMUNISTI DI RUSSIA"

Dopo che nell'aprile 2012 è stata liberalizzata la legislazione sui partiti politici sono spuntati, in Russia, una miriade di nuove formazioni di vario orientamento ideologico. Stando ai dati del Ministero della giustizia della F.R., dal primo giugno del corrente anno si sono già registrati oltre 70 partiti, di cui 10 con l'etichetta di comunisti,  socialisti, socialdemocratici e dei lavoratori. Tre sono quelli autoproclamatisi "comunisti":il PCFR (Partito comunista della Federazione Russa), il KPSS (Partito comunista della giustizia sociale) ed il PPCR (Partito politico del "Comunisti di Russia"). E' inoltre in lista d'attesa un quarto partito comunista, l'RKRP-KPSS (Partito comunista operaio russo-Partito comunista dell'Unione Sovietica), che ha già registrato la sua coalizione denominata "Rot Front".

I "Comunisti di Russia", regolarmente registratisi già nel 2009, hanno operato fino al 2012 come movimento sociale. In questa fase hanno tenuto tre congressi: il primo nel maggio del 2009, dove si sono costituiti attraverso la fusione di tre organizzazioni: l'"Unione indipendente della gioventù comunista della F.R.", i "Comunisti di Pietroburgo e della regione di Leningrado" ed i "Comunisti dell'Estremo Oriente"; il secondo nel maggio 2011 a Mosca, dove hanno deciso di trasformarsi in partito politico; il terzo nel 2012, quando hanno confermato questa loro trasformazione. Poco dopo hanno ottenuto la registrazione presso il Ministero della giustizia con il nome di Partito politico dei "Comunisti di Russia" (sigla:PPCR). L'hanno ottenuta, tra l'altro, al primo tentativo senza la minima difficoltà, al contrario ad esempio dell'RKRP-KPSS, che ha registrato la sua coalizione "Rot Front" solo al settimo tentativo.

Attualmente i "Comunisti di Russia" dispongono di federazioni regionali in 66 soggetti della F.R., 63 delle quali registrate presso i rispettivi uffici giudiziari e le altre 3 in lista d'attesa. Sostanzialmente, queste strutture territoriali sono "pezzi" del PCFR.

Nel frattempo il partito ha allacciato rapporti con il PCC a Pechino, nonchè con il PC di Cuba, Venezuela e Nepal. Ha partecipato alle elezioni del 14 ottobre 2012 ottenendo fra il 2-3,5% dei voti, che ovviamente non gli hanno fruttato alcun seggio nelle assemblee regionali e locali, a parte due consiglieri alla Duma di Karakhajev (Canicattì per dirla in italiano, ndt).

E' opinione diffusa che i "Comunisti di Russia" siano stati creati in alternativa al PCFR. In effetti essi criticano fortemente il segretario G.Zjuganov, ritenendo che sotto la sua guida il PCFR non possa conquistare il potere per via parlamentare. A sua volta, il PCFR considera i "Comunisti di Russia" la pedina di un "progetto del Cremlino", un "partito fasullo", di cui auspicherebbe l' esclusione da tutte le liste elettorali fino alla sua riduzione in clandestinità. Circolano voci, secondo le quali le strutture del "Comunisti di Russia" sarebbero collegate con la Polizia, con il mondo affaristico, con i potentati regionali, il che appare plausibilissimo viste le loro tesi programmatiche sulla "possibilità di lavorare insieme ai singoli esponenti della burocrazia e della borghesia" (citiamo qui, e poi anche in seguito, la Dichiarazione programmatica dei "Comunisti di Russia").

Il 29 giugno scorso nella Conferenza politico-teorica, ed il 30 in sede di congresso, i "Comunisti di Russia" creati dal potere per neutralizzare o meglio surrogare il PCFR, che pure fin dall'inizio ha evidenziato il suo pseudocomunismo, hanno riconfermato ancora il loro revisionismo, con la rinuncia all'ideologia del marxismo, ed il loro opportunismo, con il rifiuto della prassi marxista.

Nella bozza del Programma dei "Comunisti di Russia" si leggeva: "Il partito dichiara che nella concreta situazione storica venutasi a determinare in Russia la presa del potere è possibile unicamente per via parlamentare, ossia con la vittoria alle elezioni alla Duma di Stato e del Presidente. La condizione indispensabile di questa vittoria sta nella conquista della fiducia della stragrande maggioranza delle masse lavoratrici, nonchè in una una solida alleanza con le organizzazioni sociali di sinistra e centrosinistra. Il partito dichiara che le misure per assicurare l'unità dei comunisti, la loro coesione ideale e la corrispondenza delle parole ai fatti saranno prioritarie in ogni fase della propria attività". Facciamo osservare che questa dichiarazione sulla via parlamentare come unica possibilità per conquistare il potere in Russia rappresenta, sostanzialmente, una riproposizione al rovescio di precedenti affermazioni di Zjuganov, secondo cui "la fase storica iniziata con il Grande Ottobre si è conclusa" e nell'era dell'imperialismo "la Russia ha esaurito la propria spinta verso la rivoluzione ed ogni altro sconvolgimento" (G. Zjuganov, Russia. Patria mia. Ideologia del patriottismo statale. M., 1996, p. 60; Il dramma del potere. M., 1993, p. 77).

Il passo che abbiamo  estratto dalla bozza non ha trovato posto della stesura finale del Programma del "Comunisti di Russia". Evidentemente, è stato tolto sotto la pressione delle numerose critiche rivolte agli estensori ed agli stessi vertici del partito.

Usciti dal PCFR, malato irrimediabilmente di cretinismo parlamentare, i "Comunisti di Russia" non sono riusciti a guarire da questo male assai contagioso. Engels ha scritto che il cretinismo parlamentare è una malattia incurabile, un vizio "le cui povere vittime sono dominate dalla solenne persuasione che il mondo intero, la sua storia e il suo avvenire siano governati e determinati dalla maggioranza dei voti in quella istituzione che ha il merito di averli come propri membri". Il cretinismo parlamentare dei "Comunisti di Russia" appare evidente dai suoi documenti programmatici e in special modo da un articolo di Musulbes Nugzara del CC intitolato "Il comp. Musulbes sul parlamentarismo".

Il pezzo si trova nel sito del partito. Scorrendolo, si constata che l'autore cita ripetutamente Lenin con l'intento caparbio di assomigliare ad un bolscevico. Però i suoi rimandi ai militanti bolscevichi, ai loro metodi di lavoro alla Duma zarista ed alla dittatura del proletariato non hanno nulla a che fare con il partito al quale appartiene. Difatti il "rivoluzionarismo" del PPCR si riduce tutto all'attività parlamentare, ritenuta non solo principale, ma anche unica forma di lotta politica. Quando parla di "concreta situazione storica venutasi a determinare in Russia" il PPCR intende le odierne condizioni storiche in cui "l'imperialismo è passato dalla fase monopolistica di stato...a quella capitalistica tradizionale" e la Russia in questo mondo imperialistico si è costituita "come paese borghese con un'economia di tipo prettamente coloniale, dominata da una borghesia oligarchica compradora".

Nelle condizioni così delineate i "Comunisti di Russia" considerano la vittoria nelle elezioni alla Duma di Stato e del Presidente della F.R. il principale obiettivo e lo spacciano come "conquista rivoluzionaria del potere". Stando a questa sintesi, essi inquadrano "il processo rivoluzionario pacifico nella cornice della legge", quella borghese, e lo considerano per di più senza alternative.

La lettura dei documenti programmatici dei "Comunisti di Russia" consente di trarre le seguenti conclusioni:

 

1. il PPCR è una formazione socialdemocratica di tipo parlamentare, e con inclinazioni di destra, che agisce sotto l'etichetta comunista;

 

2. i suoi documenti programmatici sono un miscuglio di tesi tratte dal rapporto di Krusciov al XX congresso del PCUS (1956), dal Programma del PCUS approvato al XXII congresso (1961) e dal Programma del PCFR di G. Zjuganov;

 

3. è un formazione seriamente malata di cretinismo parlamentare, morbo dal quale non è riuscita a guarire neppure dopo il  distacco dei suoi esponenti dal PCFR affetto da riformismo borghese ed opportunismo;

 

4. il suo opportunismo, come anche quello del PCFR, costituisce una nuova forma di opportunismo che si definisce "socialismo del XXI secolo". Questo "socialismo del XXI secolo" si basa sull'eclettismo e la negazione dei princìpi e delle categorie scientifiche del marxismo-leninismo rivoluzionario. Esso ha introitato tutte le varianti delle vecchie tesi revisionistiche, da Bernstein ai nuovi eurocomunisti, dopo averle perfezionate e adattate alla mutate condizioni storiche.

 

L'opportunismo del XXI secolo è nato dopo l'espansione della lotta di classe su scala planetaria e le offensive della classe operaia, dei contadini e dei movimenti antimperialisti in svariati paesi, specie in America Latina. Attualmente si raccoglie intorno alla V Internazionale nell'America del Sud ed ai partiti della sinistra europea nel Vecchio Continente. In queste centrali dell'opportunismo del XXI secolo convivono d'amore e d'accordo le forze che hanno rinunciato alla lotta di classe: trotzkisti, socialdemocratici di vario genere e nuovi eurocomunisti.

I "Comunisti di Russia" affermano che il loro fine strategico è "la costruzione del comunismo come futuro del genere umano. Però, solo attraverso la rivoluzione sociale è possibile procedere verso lo sviluppo comunista" (Dichiarazione programmatica del PPCR). Per "rivoluzione sociale" essi intendono la solita via parlamentare di conquista del potere, unica, senza alternative e nel quadro delle leggi borghesi.

I "Comunisti di Russia" ritengono che il loro primo compito sia quello di raccogliere sotto le loro bandiere socialdemocratiche tutti i partiti comunisti di vocazione parlamentare, tutte le formazioni di sinistra e centrosinistra, cosa che a giudizio dei vertici costituisce una  condizione indispensabile per vincere la rivoluzione sociale pacifica. Questa "rivoluzione sociale pacifica" permetterà ai "vincitori" di avviare le "trasformazioni rivoluzionarie" in senso socialista (nel Programma del partito questo processo viene definito "passaggio pacifico al socialismo"). La fase della "liberazione nazionale" di tale processo consentirà, sempre secondo le convinzioni dei "Comunisti di Russia", di "liberare il paese dal potere del capitale transnazionale, della borghesia compradora e dei burocrati corrotti al suo servizio". Borghesia compradora e burocratica, aggiungiamo noi, reazionaria ed armata fino ai denti,  della qual cosa dovrebbero essere al corrente anche i "Comunisti di Russia".

Per liberazione nazionale dalla borghesia, reazionaria ed armata fino ai denti, costoro intendono la pacifica "estromissione" di questa classe dalle leve del potere per mezzo del parlamento. Il percorso parlamentare pacifico di "liberazione-estromissione" nazionale dal potere della borghesia dominante permetterà, a giudizio dei "Comunisti di Russia", "la conquista del potere politico da parte dei lavoratori", "evitando inutili vittime e ingannevoli illusioni", ed il passaggio "alle trasformazioni economico-sociali di tipo socialista", in pratica alle riforme socialdemocratiche.

Per lavoratori i "Comunisti di Russia" intendono "quell'ampio strato di lavoratori salariati, manodopera ed intellettuali, che non possiede i mezzi di produzione e subisce lo sfruttamento di classe da parte dei capitalisti e della borghesia...Attualmente, esso si compone degli operai dell'industria, dei lavoratori agricoli, dei tecnici, degli scienziati, degli addetti alla scuola, alla cultura ed ai servizi, la cui opera viene sfruttata senza pietà e miseramente retribuita secondo il volere personale  dei datori di lavoro per giunta con palesi violazioni". Questo "strato di lavoratori" forma la base sociale del Partito Politico dei "Comunisti di Russia".

Non è per caso che i "Comunisti di Russia" abbiano trasformato i proletari, la classe operaia, in "strato di lavoratori": niente classe dei proletari - niente lotta di classe; niente lotta di classe - niente dittatura del proletariato, niente becchino della borghesia. Cosa rimane? Rimane la collaborazione fra classi antagoniste ed un fantasmagorico "principio di giustizia sociale" sovrastato dalla realtà delle parole d'ordine liberali. Non sorprende, pertanto, che il programma del PPCR includa fra i suoi "amici" "e "consiglieri" esponenti "della borghesia e della burocrazia". "Il partito si batterà, -si legge nella dichiarazione programmatica,- per mettere in pratica questi principi" in tutte le fasi di passaggio alla società comunista.

I "Commisti di Russia" ritengono che il contenuto fondamentale della fase di transizione consista nella rottura del sistema di potere borghese, nella riforma della sua base legislativa, nell'instaurazione di un "autentico potere del popolo" (come si legge anche nel programma del PCFR). Occorrerebbe in sostanza istituire un potere statale che formalmente poggiasse sui Soviet dei deputati del popolo ai vari livelli, ma nella sostanza restasse di carattere democratico-borghese, mantenendo l'impalcatura legislativa borghese, il sistema elettorale borghese, il parlamento, le forze armate e tutte le altre istituzioni borghesi. Il PPCR intende per "costruzione del socialismo" la costruzione della "società nuova" (il PCFR preferisce parlare di "socialismo rinnovato"). Ambedue i partiti ,in realtà, intendono in tal modo realizzare il "capitalismo equo e nazionale", ovvero il "socialismo del XXI secolo", dove si conservasse a lungo la proprietà privata con relativo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Secondo i "Comunisti di Russia", la costruzione della "società nuova" dovrebbe fondarsi sulla competizione fra forme capitalistiche e socialiste, per capire chi coi metodi economici risulti vincente. In tal modo il PPCR elude il problema dell'acutezza dello scontro di classe fra proletariato vincitore e borghesia non definitivamente sconfitta durante tutta la fase di transizione dal capitalismo al socialismo.

I "Comunisti di Russia", conseguito il successo nella edificazione della "società nuova" in modo idilliaco, sono certi di poter convincere "una volta per tutte" i lavoratori "della necessità di costruire la società comunista". Facciamo osservare, per un confronto, che dopo la realizzazione del suo "socialismo rinnovato" il PCFR vorrebbe sottoporre a referendum "la questione del ripristino integrale del sistema sovietico di potere statale". I "Comunisti di Russia", invece, si attribuiscono il merito di aver posto nelle loro tesi programmatiche l'obiettivo "della costruzione della società comunista", assente nel programma del PCFR, il partito dal quale essi stessi provengono e che ora rimproverano.  A dire il vero, il PCFR ed il PPCR hanno identiche vedute circa la transizione pacifica al socialismo, la negazione della dittatura del proletariato e la sua sostituzione con un astratto "potere del popolo".

Le tesi sul "processo rivoluzionario pacifico" e la "transizione pacifica" al socialismo non sono nuove. Dopo la morte di Stalin, nel 1953, il problema della "transizione pacifica" venne sollevato da Krusciov al XX congresso del PCUS (1956). Questo congresso fu il primo passo nella direzione del revisionismo, punto di partenza della degenerazione opportunistica del partito sulla scia di slogan menzogneri contro il cosiddetto "culto della personalità" di Stalin. Gli attacchi di Krusciov a Stalin, il suo tentativo di infangarne la figura non si possono spiegare unicamente con l'astio e l'ostilità personale dello stesso, come i media borghesi vorrebbe far credere ai filistei. In realtà al XX congresso Krusciov attaccò e negò la dittatura del proletariato ed i fondamenti teorici del marxismo-leninismo rivoluzionario, che Stalin aveva difeso e sviluppato con straordinario successo per tutta la vita . Non è un caso che in quella assise Krusciov iniziò a prendere le distanze dal marxismo-leninismo rivoluzionario su una serie di questioni di principio. Egli dichiarò allora, in particolare, che la via della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, la via della costruzione della Repubblica dei Soviet costituiva per i bolscevichi russi "l'unica via giusta in quelle determinate condizioni storiche". Da allora, aggiunse, sono avvenuti nella situazione storica radicali mutamenti nei rapporti di forza a vantaggio del socialismo, per cui è possibile realizzare il passaggio dal capitalismo al socialismo "per via parlamentare", senza guerra civile. A suo parere, in una serie di paesi capitalistici il proletariato poteva conquistare una solida maggioranza in parlamento anche nel contesto della dittatura armata della borghesia e di leggi elettorali borghesi. Krusciov affermò inoltre che la conquista di una solida maggioranza nel parlamento borghese "avrebbe creato per la classe operaia di una serie di paesi capitalistici ed ex colonie le condizioni in grado di garantire lo svolgimento di radicali trasformazioni sociali" ed i passaggio "dei mezzi di produzione fondamentali nelle mani del popolo".

Le tesi di Krusciov sulla transizione pacifica al socialismo hanno dato inizio alla revisione e poi al completo rifiuto delle teoria marxista-leninista sullo stato e la rivoluzione. Vi è anche anche una evidente negazione del valore universale della strada indicata dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre e del significato storico universale dell'esperienza rivoluzionaria accumulata dai bolscevichi e dagli altri partiti comunisti rivoluzionari nella fase dell'imperialismo.

Le tesi revisioniste di Krusciov sono diventate la base teorica dello zjuganovismo. L'affermazione di Zjuganov secondo cui "l'epoca storica iniziata con il Grande Ottobre è finita" e la tesi di Krusciov secondo cui la via del Grande Ottobre era "l'unica giusta in quelle condizioni storiche" hanno lo stesso significato teorico-ideologico: equivalgono al rifiuto del marxismo-leninismo rivoluzionario e della teoria della rivoluzione socialista nell'epoca dell'imperialismo elaborata da Lenin, al rifiuto della dittatura del proletariato.

Negli anni fra il XX e XXII congresso del PCUS il revisionismo kruscioviano consolidò le sue posizioni e si arricchì di nuove formulazioni. Divenne più sistematico, si affacciò nell'arena internazionale, penetrò nei partiti comunisti stranieri e nel movimento operaio, provocandone la scissione. Rafforzate le sue posizioni nell'URSS ed all'estero, esso trovò la sua consacrazione nel nuovo programma del PCUS approvato al XXII congresso nel 1961. Il nuovo programma, il terzo, stabiliva che "la dittatura del proletariato"..."non è più necessaria nell'URSS". La classe operaia, di conseguenza, risultava estromessa dal potere statale e trasformata in "forza dirigente della società". Era una evidente manifestazione di revisionismo e opportunismo in politica. Nel programma si sosteneva poi che "in seguito alla vittoria del socialismo nell'URSS ed al rafforzamento della coesione della società sovietica il partito della classe operaia si era trasformato in avanguardia del popolo sovietico, diventando il partito di tutto il popolo". Era una evidente manifestazione di revisionismo in ideologia.

La tesi revisionista di Krusciov sulla transizione pacifica al socialismo tramite la conquista di una solida maggioranza nel parlamento borghese, radicalmente opposta alla via della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, non venne completamente accettata al XXII congresso e fu riformulata come presa del potere politico da parte del proletariato. Questa ipotesi distorta di conquista-presa del potere politico da parte del proletariato permise ai rinnegati kruscioviani di aggiungere alla formula della transizione pacifica al socialismo l'altra tesi revisionista della "rottura della resistenza delle forze reazionarie". Integrato da questa nuova tesi, lo schema revisionista kruscioviano fu definito metodo pacifico di realizzazione della rivoluzione socialista e inserito nel terzo programma del PCUS.

Lo schema kruscioviano di rivoluzione socialista pacifica tramite la conquista di una solida maggioranza nel parlamento borghese e quello di rivoluzione sociale pacifica del "Comunisti di Russia" sono la stessa cosa. Entrambi negano il significato internazionale della via della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre come regola universale propria delle rivoluzioni proletarie violente nell'epoca dell'imperialismo in ogni stadio del suo sviluppo, via percorsa per la prima volta dal proletariato russo guidato dal partito dei bolscevichi con a capo Lenin e Stalin. I due schemi si distinguono solo per il livello di cretinismo dei loro promotori. Quello di Krusciov limita le sue ambizioni alla conquista di una solida e stabile maggioranza nel parlamento borghese, mentre i "Comunisti di Russia" estendono i loro progetti privi di fondamento fino alla conquista della pienezza del potere legislativo ed esecutivo mediante la vittoria assoluta alle elezioni borghesi. Ne deriva che i "Comunisti di Russia" soffrono di un cretinismo parlamentare più forte. Il loro parlamentarismo è segno di cretinismo parlamentare ambizioso.

Nel programma del PCUS approvato al XXII congresso lo schema kruscioviano di "rivoluzione socialista pacifica" fu inserito come variante fondamentale di conquista del potere politico da parte del proletariato, mentre la rivoluzione proletaria che in sostanza aveva assunto la forma classica della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre fu inserita solo come variante residua, secondaria o alternativa. I revisionisti kruscioviani definirono con malcelato imbarazzo la rivoluzione proletaria "transizione non pacifica al socialismo". Nei documenti programmatici del "Comunisti di Russia" lo schema della "rivoluzione sociale" pacifica è presentato senza alternative, come unico metodo di transizione al socialismo.

I "Comunisti di Russia" hanno appreso bene le lezioni del loro maestro Zjuganov circa  l' "esaurimento della spinta alla rivoluzione e ad ogni altro sconvolgimento". Essi, con il loro "sviluppo creativo del marxismo" ed il loro schema di transizione pacifica senza alternative al socialismo e al comunismo hanno superato le remore del revisionismo kruscioviano, hanno abbandonato ogni reticenza insita in espressioni come "transizione non pacifica al socialismo", hanno cancellato la memoria stessa della rivoluzione proletaria violenta e si sono ritrovati nella fossa dell'opportunismo, del parlamentarismo e del tradimento degli interessi del proletariato accanto ai leader della II Internazionale, ai rinnegati Bernstein e  Kautsky, ai "marxisti legalitari", agli "economisti", ai menscevichi russi ed ai nuovi eurocomunisti. Una volta finiti in questo mondezzaio, i "Comunisti di Russia" si sono incamminati verso l' organizzazione politica criminale.

I bernsteiniani erano contro la rivoluzione proletaria violenta, la rottura della vecchia macchina statale borghese, la dittatura del proletariato, per la via parlamentare. Erano per la collaborazione della classi, per l'"armonia" degli interessi di classe, per la pacificazione della classe operaia con la borghesia. Volevano convincere i lavoratori che non era necessario distruggere le basi del capitalismo per passare al socialismo, che non occorreva abbattere lo stato borghese ed i suoi apparati repressivi, privare la borghesia della proprietà accumulata. Propagandavano la tesi della conversione del capitalismo in socialismo attraverso l'attività parlamentare. Bernstein arrivò a sostenere che la via parlamentare conduceva di per sè verso la meta del socialismo, che l'ottenimento del diritto di voto uguale e universale per la classe operaia equivaleva al conseguimento delle condizioni di fondo per la sua liberazione e che il capitalismo sarebbe crollato senza rivoluzione, quasi spontaneamente sotto il peso della crescita numerica della classe operaia.

Lenin condannò le affermazioni di Bernstein e seguaci: "I bernsteiniani, -disse,- hanno condiviso e condividono il marxismo fatta  eccezione per le sue parti espressamente rivoluzionarie. Essi considerano la lotta parlamentare non come uno strumento di lotta particolarmente idoneo in determinati periodi storici, ma come la principale e quasi esclusiva forma di lotta che rende inutile la "violenza", la "conquista", la "dittatura".

Kautsky, degno successore di Bernstein, raccomandò con energia la via parlamentare contro la rivoluzione proletaria e la dittatura del proletariato. Dichiarò testualmente che "lo scopo della nostra lotta politica rimane pur sempre la conquista del potere statale tramite l'acquisizione della maggioranza in parlamento e la trasformazione del parlamento in entità sovrana rispetto al governo". Lenin scrisse al riguardo che la via parlamentare di Kautsky "è puro e sfacciato opportunismo, ripudio di fatto della rivoluzione, approvata solo a parole".

Lenin demolisce il cretinismo parlamentare di Kautsky e compagni con parole sferzanti: "Soltanto dei mascalzoni o degli stupidi possono credere che il proletariato prima deve conquistare la maggioranza alla elezioni sotto il giogo della borghesia, sotto il giogo della schiavitù salariata, e poi prendere il potere. Siamo al massimo della ottusità o della ipocrisia, si vorrebbe sostituire la lotta di classe e la rivoluzione con elezioni sotto il vecchio regime, sotto il vecchio potere" (dal "Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi"). Da  quanto detto si può dedurre che il grado di cretinismo parlamentare di Kautsky e il grado di cretinismo parlamentare dei "Comunisti di Russia" si equivalgono. Quindi la critica spietata di Lenin contro il cretinismo parlamentare di Kautsky vale pure per i "Comunisti di Russia", per il loro cretinismo parlamentare ambizioso, il loro ingannevole schema di "transizione pacifica al socialismo" in condizioni di totale dominio della dittatura borghese.

I "Comunisti di Russia", come i Kautsky, i Krusciov e gli Zjuganov, "ragionano di "maggioranza", ritenendo che la uguaglianza delle schede elettorali significhi uguaglianza fra sfruttati e sfruttatori, fra operai e capitalisti, fra poveri e ricchi, fra affamati e satolli". Per loro "è come se i bravi, onesti, generosi, pacifici capitalisti non usassero la forza della ricchezza, la forza del denaro, la forza del capitale, l'oppressione della burocrazia e della dittatura militare, ma risolvessero le cose davvero "a maggioranza"! Il PPCR vuole abbellire la democrazia borghese, il parlamentarismo borghese, la repubblica borghese, facendo credere che i capitalisti decidono le questioni statali secondo la volontà della maggioranza e non secondo il volere del capitale, con le armi dell'inganno, dell'oppressione, della violenza dei ricchi contro i poveri". "Il proletariato, -ha scritto Lenin,- non può vincere se non conquista il sostegno della maggioranza della popolazione. Tuttavia, ridurre questo all'ottenimento della maggioranza dei voti nelle elezioni sotto il dominio della borghesia è un'imperdonabile stupidaggine, oppure una vera e propria presa in giro degli operai" (da "Elezioni all'Assemblea costituente e dittatura del proletariato"). I "Comunisti di Russia" intendono proprio attuare questo inganno. Lo impone la natura stessa della socialdemocrazia di destra, non può essere diversamente.

Il marxismo-leninismo ci insegna che il problema fondamentale di ogni rivoluzione è quello del potere statale. Ci insegna, inoltre, come l'esperienza storica dimostra, che le classi dominanti non rinunciano mai spontaneamente al potere. Persino nei periodi di crisi o di guerra occorre esercitare su di esse una fortissima pressione, "raccogliendo "forze d'urto" politiche e militari abbastanza robuste"

(Lenin, "Le elezioni all'Assemblea costituente e la dittatura del proletariato", 1919).

E, questa, una legge universale della lotta di classe. Ogni rivoluzione comporta sacrifici da parte della classe rivoluzionaria. Tuttavia, rinunciare alla rivoluzione con il pretesto degli "eccessivi sacrifici e ingannevoli illusioni", come dicono i "Comunisti di Russia" equivale a chiedere alle classi lavoratrici oppresse e sfruttate di accettare la eterna schiavitù come ineluttabile destino e sopportare sotto il capitalismo una infinita sofferenza e infiniti sacrifici umani. Solo chi è affetto da un cretinismo parlamentare incurabile, che impedisce la comprensione scientifica del mondo imperialistico circostante, può sottoscrivere la tesi della transizione pacifica al socialismo. Solo chi dimentica "il massacro che nella concreta situazione avviene nel mondo intero e sopratutto nei paesi capitalistici più avanzati, potenti, istruiti e liberi ad opera del militarismo, dello strangolamento delle colone e dei paesi deboli... non si rende conto che  ammettere l'dea di una pacifica sottomissione dei capitalisti alla volontà della maggioranza degli sfruttati, di una transizione riformistica al socialismo, costituisce non solo una abnorme stupidità filistea, ma anche un inganno diretto degli operai, un mascheramento della schiavitù salariata capitalistica, un occultamento della verità. La verità è che la borghesia, la più istruita e democratica, già adesso non si ferma davanti a nessun inganno, a nessun crimine, allo sterminio di milioni di operai e contadini, pur di salvare la proprietà privata dei mezzi di produzione. Soltanto il rovesciamento violento della borghesia, la confisca delle sue proprietà, l'abbattimento da capo a piedi di tutto l'apparato statale borghese, parlamentare, giudiziario, militare, burocratico, amministrativo, municipale, ecc., fino alla cacciata o all'internamento completo dei più pericolosi e ostinati sfruttatori, alla più rigida sorveglianza su di essi per contrastarne gli inevitabili tentativi di resistenza e restaurazione della schiavitù capitalistica, solo misure di questo genere sono in grado di assicurare la reale sottomissione dell'intera classe degli sfruttatori" (Lenin, "Tesi per il secondo congresso dell'Internazionale comunista", 1920). Sempre a proposito della possibilità di una radicale trasformazione del sistema capitalistico per via pacifica, senza rivoluzione violenta, nè dittatura del proletariato, Stalin ha osservato: "E' chiaro che non è possibile. Pensare che si possa fare pacificamente una rivoluzione del genere nell'ambito della democrazia borghese, predisposta per il dominio della borghesia, significa aver perso la testa e confuso le comuni concezioni degli uomini, oppure aver rinnegato spudoratamente e apertamente la rivoluzione proletaria" (I.V. Stalin, "Questioni del leninismo", 1948). La esperienza storica delle rivoluzioni proletarie del secolo XX ha confermato la giustezza di tutte le tesi fondamentali del marxismo-leninismo rivoluzionario di cui qui si è detto.

"Nel secolo XXI l'imperialismo capeggiato dagli USA mira dichiaratamente al dominio mondiale. L'odierno imperialismo è strapotere incontrastato della oligarchia finanziaria, è connubio fra supermonopoli e superbanche transnazionali, è potere incondizionato dei supermonopoli sugli organismi dello stato ed anche su quelli sovrannazionali, , è opera multiforme di ricatto e manipolazione della coscienza sociale, è sabotaggio dall'interno dei movimenti progressisti mediante la corruzione dei leader e dei loro collaboratori. L'odierno imperialismo è la guerra in Iraq, Afganistan, Iugoslavia e via di seguito. Al contempo, nell'era dell'odierno imperialismo si restringe oggettivamente la base sociale del potere del capitale monopolistico-finanziario e si creano in ogni paese e nel mondo intero le condizioni per la formazione di un ampio fronte antimperialistico.

Nella nuova situazione storica è possibile la via parlamentare di transizione al socialismo? Nel paesi capitalistici avanzati, ivi compresa la Russia, essa è impossibile. Nella fase attuale dell'imperialismo il parlamento non solo non ha alcuna possibilità di riformare la società in senso socialista, ma non ha neppure la capacità di influire radicalmente sulla politica del capitale monopolitico di stato e delle grandi società transnazionali. Il parlamento costituisce oggi una sorta di schermo per la oligarchia finanziaria e una valvola di sfogo per il malcontento popolare. Nel secolo XX nessun paese al mondo è passato autonomamente al socialismo per la via parlamentare. Al contrario, in Portogallo, Cile, Nicaragua i parlamenti sono stati utilizzati dalla borghesia nazionale, con l'aiuto straniero, per l'estromissione dal potere e l'emarginazione delle classi rivoluzionarie e dei comunisti. I parlamento può diventare rivoluzionario solo se l'ondata rivoluzionaria ne abbatte le mura oppure lo rimodella in una forma statale di dittatura del proletariato. In tal caso, però, il parlamento cesserà di essere tale, così come viene inteso nella tradizione borghese. Oggi l'unica via reale di transizione al socialismo non sono le riforme parlamentari, ma la rivoluzione. La rivoluzione socialista può avere successo soltanto se guidata dal partito marxista-leninista rivoluzionario, la cui formazione sia il prodotto di una vera lotta di classe.  (N.Andreeva, "Il bolscevismo- teoria e prassi del movimento comunista internazionale del XXI secolo" in "Per il bolscevismo nel movimento comunista", 2002).

 

G.Habin

Segretario del CC del VKPB di Celjabinsk

 

Traduzione dal russo di Stefano Trocini

 

Fonte: www. vkpb.ru, 12.07.2013

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