Sabato, 07 Dicembre 2013

A PROPOSITO DELL'INSURREZIONE ARMATA
di Ekaterina Fatjanova

Quando diffondiamo la nostra stampa di partito ai cancelli delle fabbriche capita spesso di sentirci dire dagli operai: "Ma quando cominciate a distribuire le armi?". Non tutti, però, sono disposti a fermarsi qualche minuto per ascoltare la risposta. Nonostante ciò, riteniamo che non sia giusto ignorare il problema insito nella domanda degli operai. Diciamo allora alcune cose sul perchè noi non "distribuiamo le armi" e "quando questo potrebbe avvenire".

 

A nostro giudizio è ancora troppo presto perchè gli operai prendano le armi. Per il momento il proletariato non è ancora pronto alla lotta di classe attiva contro i suoi oppressori. Allo stato delle cose gli operai, nel loro insieme, non possono agire l'uno per l'altro neppure al livello della singola fabbrica, per non parlare di manifestazioni di solidarietà massicce con compagni di altri stabilimenti o di altre città.

 

Di questo stato di cose siamo responsabili innanzi tutto noi, poichè finora non abbiamo prestato la dovuta attenzione e dedicato il tempo indispensabile alla educazione della coscienza di classe delle maestranze. Sebbene anche una semplice, ma costante diffusione di volantini ed altro materiale d'agitazione sarebbe stata in grado di farlo. In una situazione come l'attuale l'azione armata di un singolo gruppo, senza il sostegno delle vaste masse popolari, sarebbe condannata alla sconfitta. Oltre tutto un'azione come questa non scalfirebbe minimamnte il potere borgese e sarebbe da questo convenientemente sfruttata per liquidare una volta per sempre i diritti e le libertà acquisiti (che di per sè sono già abbastanza ristretti).

 

Le nefandezze compiute dai governanti suscitano indignazione ed odio, che esigono risposte precise. In proposito ci pare utile ricordare i seguenti versi:

 

...le mani scavano per arrivare alle armi.

Sono giovane.

La Rivoluzione si piega

verso la mia testa calda

e mi dice una cosa semplice e necessaria:

"preparati, compagno, ad iniziare la marcia,

soltanto non chiedere armi.

Trovale da te, le armi".

 

Oggi la nostra arma principale sta nella parola della verità bolscevica. La verità di Lenin e Stalin, che portarono la classe operaia alla vittoria del 1917. Poi occorre la solidarietà di classe degli oppressi contro gli oppressori. Sono queste le armi più temibili per la borghesia. Non vi è alcun dubbio che gli oligarchi-sciacalli, rapinatori del popolo lavoratore, saranno chiamati a rispondere dei loro crimini di fronte ai tribunali rivoluzionari e condannati come meritano fino alla soppressione. Per questo, però, occorre che vinca la rivoluzione socialista. Vinca, possibilmente, senza spargimento di sangue, perchè per primo sarà versato il sangue degi operai e noi non voglianmo che ciò avvenga.

 

Ecco perchè noi oggi chiamiamo le masse lavoratrici non alle armi, ma all'organizzazione. Organizzazionecoscienza rivoluzionaria e disciplina, sono queste le cose che innanzi tutto occorrono al proletariato. Le forme di organizzaione possono essere le più varie: circoli e cellule bolsceviche, squadre di difesa operaia, soviet operai. Le idee del bolscevismo sono la prima arma di cui deve munirsi ciascun operaio nella lotta contro i signori. Quando le nostre idee saranno fatte proprie dalle masse, la rivoluzione non si potrà più fermare. Il potere borghese verrà annientato. E, se per difendere la rivoluzione ci vorranno le armi, le troveremo. Prima, però, dobbiamo avere una classe operaia dalle mani sicure e dalla testa lucida al fine di conquistare il potere e costruire per tutti i lavoratori una vita degna di questo nome.

 

Traduzione dal russo di Stefano Trocini

 

Fonte: "Serp i Molot" ("Falce e Martello"), organo centrale del VKPB, n° 12. dicembre 2013

 

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