Domenica, 20 Ottobre 2013

L'ERESIA UNGHERESE, UN PERICOLO PER L'INTERNAZIONALE DELLA FINANZA

Nel mondo sono sempre più numerosi i fatti che costituiscono "precedenti pericolosi" per la oligarchia finanziaria e  danno, al contrario, un barlume di speranza alla gran parte della umanità. I  media più potenti, notoriamente al soldo della suddetta oligarchia, li oscurano con ostinazione. Ad esempio, illustrano in misura oltremodo stitica gli avvenimenti degli ultimi tre anni in Ungheria, un paese che dall'inizio degli anni '90 e per tutto il primo decennio del nuovo secolo è stato osannato come "modello di democrazia europea".

 

 

"CAMPIONE DI DEMOCRAZIA" O TERRENO DI PASCOLO PER L'INTERNAZIONALE DELLA FINANZA?

 

Nel lontano 1973, in piena guerra fredda, l'Ungheria aderì al GATT (oggi WTO) e nell'82 all'FMI ed alla BIRS. Dopo il crollo del campo socialista il paese si  integrò velocemente nella UE: nel '91 entrò nel Consiglio d'Europa e dal 2004 è membro effettivo dell'Unione. Contemporaneamente si è preparato ad entrare nella zona euro, partendo dalla completa convertibilità del fiorino, decretata intorno alla metà del 2001. Il risultato concreto dell'integrazione a passo di carica nel sistema economico non solo europeo, ma anche internazionale Ã¨ stato che: da paese industriale ed agricolo l'Ungheria è diventata nel giro di venti anni dipendente in toto dalle importazioni di generi alimentari. I governanti hanno venduto a saldi quasi tutti gli attivi del settore pubblico, risparmiando appena un centinaio di aziende. Gran parte di tali attivi sono finiti nelle mani di investitori stranieri. All'inizio di questo decennio l'Ungheria, in piccolo paese, contava circa 30.000 company a totale o parziale partecipazione di capitale estero che producevano dal 60 all'80% del PIL interno e l'80% secco dell'export, valori assai superiori a quelli della Repubblica Ceca (54%) e della Polonia (53%). Nel settore bancario ungherese sono presenti colossi come Deutche Bank, Bayerische Landesbank, Kommerzbank (Germania), Erste Bank, Raiffeisen Bank (Austria), Intesa San Paolo, Unicredit (Italia), BNP Paribas, Credit Agricole (Francia), ING (Olanda), e Citybank (Stati Uniti.) Bruxelles e Washingon per tutto questo tempo di precipitose riforme non hanno mai cessato di elogiare (ringraziare) la nuova Ungheria.

  

L'UNIONE CIVICA (FIDESZ) ABBANDONA LA LINEA DELLE RIFORME 

 

Nel frattempo stava maturando la svolta, anche se all'inizio risultava poco visibile. Così alle elezioni dell'aprile 2010, come un fulmine a ciel sereno, si è avuto il trionfo dell'Unione Civica Ungherese (FIDESZ), che ha conquistato 262 parlamentari (2/3 dei seggi). In maggio il leader di FIDESZ  Viktor Orban ha assunto l'incarico di primo ministro ed ha costituito un governo di ripristino della sovranità nazionale di un paese che, sebbene non fosse ancora nell'eurozona, aveva iniziato a prendere decisioni di carattere economico, sociale, umano e politico dettate dalla UE e dall'FMI. Fin dall'estate del 2010 il nuovo premier magiaro si è ribellato al diktat dell'FMI, si è rifiutato di tagliare le spese di bilancio e di continuare ad impoverire la maggior parte del popolo e, nonostante la contrarietà dell'FMI, ha imposto una tassa aggiuntiva sul settore bancario. Ma a Bruxelles e Washington hanno pensato che si trattasse di una bolla di sapone, una trovata delle nuove autorità ungheresi per accaparrarsi il favore del popolo.

 

RICONQUISTA DELLA BANCA CENTRALE

 

Alla fine del 2011 le nuove autorità hanno approvato una legge per cambiare lo status della MNB, la Banca Nazionale Ungherese. L'FMI e la UE hanno in intravisto in questa iniziativa la volontà di riportare questo importante istituto sotto il controllo dello stato nazionale, privandolo di una "indipendenza" controproducente per il paese. Il fatto rappresenta un un pericoloso precedente per l'internazionale della finanza. Alcuni giorni dopo la "sovversiva" approvazione della legge sullo status della banca nazionale, il primo gennaio 2012, Ã¨ entrata in vigore la nuova Costituzione ungherese, non proprio conforme alle direttive UE sui "valori universali". Nero su bianco vi si afferma che il popolo ungherese è unito "da Dio e dal Cristianesimo", non dalle banche e dal mercato, non da imprecisati "valori democratici", bensì dagli ideali cristiani. Inoltre, la nuova Costituzione stronca di fatto qualsiasi tentativo di imporre le direttive UE circa la legalizzazione della sodomia e dei matrimoni omosessuali, oltre che la riforma della giustizia minorile (che tende a mettere i figli contro i genitori. a rompere i legami di continuità fra le generazioni, e favorire in tal modo la "fine della storia" auspicata da stregoni come Francis Fukuyama, che vorrebbero vederci morire tutti, noi e nostri discendenti, di finanzcapitalismo. N.d.T.) La nuova Costituzione stabilisce anche il principio del controllo della Banca Nazionale da parte del governo e il ruolo del fiorino come unità monetaria (un eventuale passaggio all'euro può essere approvato soltanto da una maggioranza qualificata del Parlamento nazionale). A tutto ciò si aggiunge il fatto che Budapest si è rifiutata di firmare il Patto di stabilità, ossia il documento della UE che impone il rigore oltranzista e l'aumento delle tasse ad ogni costo (lo hanno rifiutato anche Gran Bretagna, Svezia e Repubblica Ceca). Viktor Orban è diventato un eroe popolare, mentre il deputato europeo "liberale" Daniel Cohn-Bendit lo ha definito, non certo per elogiarlo, l' "Hugo Chavez d'Europa".

 

"TRATTANO L'UNGHERIA COME UNA COLONIA"

 

L'internazionale della finanza ha immediatamente reagito, portando sulle strade di Budapest ed altre città gruppi di manifestanti che gridavano: "indipendenza alla banca centrale!". La stessa Banca Nazionale Ungherese ha stilato un documento di protesta contro i  nuovi legislatori. I media magiari hanno intensificato gli attacchi contro Orban. Si sono sparsi veleni intorno al presidente Pàl Schmitt, che aveva appoggiato tutte le mosse del premier. Hilary Clinton ha tentato fino all'ultimo di scongiurare il varo della nuova Costituzione facendo pressione sullo stesso Orban. Neppure Barroso Ã¨ rimasto a guardare: gli ha scritto numerose lettere, esprimendo la sua preoccupazione e minacciando controlli del Tribunale della UE sulla conformità delle nuove leggi ungheresi alla normativa europea. Da parte sua la Commissione Europea ha interrotto i negoziati per la concessione di una linea di credito indispensabile all'Ungheria. Eppure nel 2008-2009 questo stesso paese aveva ricevuto dalla UE, dalla Banca Mondiale e dall'FMI crediti per circa 20 miliardi di euro. Nel gennaio 2012 l'FMI ha dichiarato che per avere i crediti il governo magiaro doveva restituire l' "indipendenza" alla banca centrale. Nel frattempo le agenzie di rating abbassavano il voto di affidabilità dell'Ungheria, il cambio del fiorino precipitava ed i tassi d'interesse sui bot magiari a dieci anni s'impennavano fin oltre il 10%. A questo punto il governo Orban ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco ed ha dichiarato: "Siamo pronti ad ottemperare a tutte le richieste pervenuteci riguardo alla banca centrale ed alla sua indipendenza, però non possiamo accettare nel modo più assoluto il fatto che alcuni membri della Commissione Europea abbiano suggerito ai componenti della direzione dell'istituto di non giurare sulla nostra Costituzione. Posso essere d'accordo su tutto, ma non su questo". In aprile il parlamento di Budapest ha dovuto fare dietrofront e ripristinare la "indipendenza" della banca nazionale. Si era avuta la sensazione che l'internazionale della finanza fosse riuscita finalmente a "sedare l'ammutinamento". Ma in maggio Orban ha sfogato tutto il suo malumore ed ha denunciato "la cricca dei banditi al potere nella UE che vorrebbe schiavizzare chiunque riesce ad attirare nella sua rete, gli ungheresi lo hanno capito e tentano di salvarsi, anche se la mafia finanziaria li tiene per la gola...". In un'altra esternazione molto energica ha aggiunto:"Trattano l'Ungheria come una colonia!". 

 

2013: RIPRESA DELLO SCONTRO

 

Nella primavera del 2013 Budapest ha adottato una serie di provvedimenti per rilanciare la sua sfida e Bruxelles ha reagito pesantemente con misure punitive quali la sospensione di finanziamenti a programmi di assistenza e l'interruzione di altri finanziamenti destinati ai progetti dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo. All'inizio dell'anno il premier Orban, forte delle precedenti esperienze, si era però premunito, collocando con successo sul mercato obbligazioni statali per 2,5 miliardi di euro. Inoltre, nello scorso agosto lo stato ungherese ha restituito in anticipo un credito ottenuto dall'FMI nel 2008-2009 con scadenza fine 2014, risparmiando 3,5 miliardi di fiorini (1,5 milioni di dollari). Da ormai due anni il governo e la banca nazionale ungherese sono in forte attrito con l'FMI, tanto che il premier Orban l' ha accusato di ingerenza ed il presidente della banca nazionale ha preteso la chiusura della sua sede a Budapest. Il Magyar Hirlao online ha scritto: "Il FMI, dicono a sinistra, ci <aiuta>. In realtà esso concede crediti alle condizioni più umilianti. Tra l'altro i governi sono obbligati a fornirgli tutte le informazioni che vuole, mentre esso le fornisce solo se e quando vuole. L'FMI tratta con i governi le condizioni dei crediti e le eventuali correzioni, come se questi governi desiderassero una sola cosa: gravare il popolo di tasse insostenibili, diminuire salari e pensioni, abbassare l'età pensionabile, chiudere scuole ed ospedali. Tutto ciò viene elegantemente definito <riforme strutturali per il riequilibrio del bilancio>". Va detto però che il Fondo riesce a far valere i propri interessi appoggiandosi sugli esponenti compradori che dentro i governi nazionali fanno passare il volere dell'oligarchia finanziaria. In Ungheria questi funzionari servili hanno ottenuto, dai crediti erogati dall'FMI, compensi mensili di milioni di fiorini. Se poi per qualche ragione le cose si mettono male per loro, cambiano poltrona passando a quelle dei centri e delle organizzazioni internazionali, che hanno sempre lo stesso, unico padrone, l'internazionale della finanza.

 

PUNTI DI CONVERGENZA FRA IL PRECEDENTE RUMENO FINE ANNI '80 E IL PRECEDENTE UNGHERESE 

 

Alcuni analisti hanno tracciato un certo parallelismo fra la politica di Orban e quella condotta a suo tempo dal leader rumeno Ceausescu. L'URSS ed alcuni altri paesi socialisti avevano pensato di imporre alla Romania alcune "piccole" sanzioni economiche a causa delle posizioni politico-ideologiche del conducator ritenute non ortodosse. Il risultato fu che egli non modificò affatto le sue idee e prese a sviluppare ancor di più i rapporti con l'Occidente, che gli concesse persino il regime di paese più favorito per determinati accordi commerciali ed economici dopo il suo ingresso nell'FMI. Alla metà degli anni '80 la Romania ottenne dall'Ovest crediti per circa 22 miliardi di dollari, 10 dei quali dagli USA. Sempre intorno a quegli anni la situazione rumena si era però complicata per la forte ed aperta contrarietà di Ceausescu alla linea di Gorbaciov (l'aveva definita "annientamento del socialismo"). L'Occidente aveva nel frattempo deciso di coordinare proprio con l'URSS il suo atteggiamento nei confronti di Ceausescu e si rifiutò di concedere la ristrutturazione del debito rumeno, divenuto con il tempo un nodo scorsoio. Nel 1987 gli chiuse definitivamente il rubinetto del credito. Ceausescu introdusse allora per tre anni un regime di assoluto rigore per sottrarsi al cappio del debito. E, nella sorpresa di tutti, riuscì a saldarlo completamente nel maggio del 1989 (avrebbe avuto tempo fino al 1996!). La reazione dell'Occidente fu rabbiosa, i media USA e britannici sottolinearono che Ceausescu era "un problema per l'Occidente e per Gorbaciov" e la Romania poteva unire intorno a sè tutti i paesi socialisti contrari alla perestrojka. "Bisogna decidere,-scrivevano- che fare di Ceausescu". Così, durante i colloqui di Bush padre con i dirigenti dell'Ungheria del giugno del 1989 e con Gorbaciov a Malta dell'inizio di dicembre dello stesso anno si decise,  secondo fonti americane, iraniane, libiche e cinesi, di organizzare un colpo di stato in Romania ed eliminare Ceausescu. Il conducator fu barbaramente assassinato insieme a sua moglie da mercenari stranieri. Dopo pochi giorni Shevarnadze (allora ministro degli esteri dell'URSS) si recò a Bucarest per congratularsi con i golpisti-assassini "che hanno liberato la Romania dal tiranno...". Gli esperti non sono unanimi circa la ragione di quella resa dei conti. Alcuni ritengono che abbiano prevalso i timori dell'Occidente per una possibile fine della perestrojka in seguito agli attacchi politici di Ceaucescu; altri pongono invece l'accento sul fatto che la restituzione anticipata del debito rumeno costituiva un "pericoloso precedente" per l'internazionale della finanza. Probabilmente sono valide ambedue le ipotesi. Resta il fatto che oggi i media non amano ricordare il "precedente rumeno". Fanno eccezione gli organi di stampa ungheresi in mano alla oligarchia finanziaria, che invece ne parlano ancora. Non vorremmo che fosse una sorta di avvertimento per il premier Orban: guarda cosa capita a chiunque prova a liberarsi del cappio del debito! Paradossalmente, anche l'attuale premier della Romania Viktor Ponta, di centrosinistra, non intende più collaborare con l'FMI ed ha appoggiato la decisione del suo omologo magiaro di chiuderne la sede di Bucarest. Si tratta di una convergenza fondata su elementi oggettivi: Bucarest, entrata nella UE nel 2007, ha accumulato da allora un debito estero pari a 98 miliardi di euro (+500%), cui si devono aggiungere altri 30 miliardi di dollari di debito verso l'FMI.

 

IL "PRECEDENTE UNGHERESE" E' "PERICOLOSO", MA ANCHE "INCORAGGIANTE"

 

Certo, è stato assai duro per l'Ungheria emanciparsi dalla "tutela" dell'FMI. Ma sembra che le difficoltà siano ormai dietro le spalle: già lo scorso anno il deficit di bilancio si era ridotto all'1,4% del PIL (dal 4,7 del 2010) e per i prossimi mesi si prevedono aumenti salariali per gli insegnanti e poi per tutti gli altri impiegati pubblici. Vanno restituiti ancora crediti precedentemente contratti e rimborsati i buoni del tesoro detenuti per la metà da investitori esteri (la nuova Costituzione ha fissato al 50% il limite massimo del debito dello stato) Un problema serio è costituito pure dagli ingenti prestiti in valuta erogati a privati cittadini da banche estere, specie per l'acquisto della casa, poiché adesso dopo la caduta del tasso di cambio del fiorino è assai difficile restituirli. Le istituzioni sovrannazionali dell'internazionale della finanza mal digeriscono gli strappi dell'Ungheria e tentano di approfittare delle sue obiettive difficoltà. Così Budapest, dopo decenni di stallo, cerca ora di riallacciare le relazioni economico-commerciali con la Russia, di incrementare le esportazioni verso di essa, di ottenere da Mosca l'apertura di linee di credito. Le trattative sono in corso.

 

 

CONCLUSIONI 

 

Le conclusioni che si possono trarre da questa panoramica sulle iniziative del governo Orban è la seguente: l'FMI, la UE, la BCE, la Commissione Europea  ecc. sono al servizio dell'internazionale della finanza e non hanno nulla da spartire con la democrazia ed il benessere dei popoli europei, lavorano per il potere della oligarchia finanziaria nel Vecchio Continente e nel mondo intero. Il "precedente ungherese" è pericoloso per loro, ma incoraggiante per chiunque voglia sottrarsi ai loro artigli. Il parlamento di Belgrado, ad esempio, ha potenziato il controllo sulla banca centrale serba, istituendo un organo supremo di vigilanza per coordinarne l'operato con gli altri organi del potere statale, ha deciso di bloccare la crescita del debito e di ridurre i tassi d'interesse sui crediti. Per la verità, Belgrado ha anche dichiarato di voler entrare nella UE dal 2015 e negoziare dei crediti con l'FMI, però Bruxelles e Washington l' hanno avvertita che i limiti imposti dallo stato nazionale alla "indipendenza" della banca centrale non consentono alla Serbia di ottenere queste cose.

 V. Katasonov

 

(Traduzione dal russo di Stefano Trocini, testo ridotto)

 

Fonte: www. sovross.ru, 09.10.2013         

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