Domenica, 13 Ottobre 2013

IL SOCIALISMO DEI BANCHIERI

Molte banche di Wall Streat  e della City londinese sono sull'orlo del fallimento, per non parlare di quelle minori. La seconda ondata della crisi finanziaria potrebbe spazzarle via tutte in un istante. Le massime autorità finanziarie hanno calcolato che agli istituti occidentali mancano alcuni miliardi di dollari di capitali propri per poter reggere ad una crisi di media gravità. Le banche russe non fanno eccezione.

Alcuni anni orsono il sistema bancario è stato salvato dallo tsumani finaziario grazie all'aiuto dello stato ad usurai e speculatori delle banche. Negli Stati Uniti sono stati pompati nel sistema bancario quasi 2.000 miliardi di dollari dall'erario pubblico, ovvero a carico dei contribuenti. L'Europa non è stata da meno: secondo alcune stime le banche dei paesi UE hanno ricevuto 1.600 miliardi di euro nel solo 2008. Anche la Russia ha effettuato un' analoga operazione di salvataggio. Gli economisti hanno definito questo tipo di assistenza con una simpatica parolina inglese bail-out, che tradotto alla lettera significa "salvagente". La gente comune, estranea al lessico professionale, ha assai più semplicemente parlato di "socialismo dei banchieri".

Gli antichi greci dicevano che non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua. Fuori dalla metafora intendiamo dire che è impossibile riutilizzare per la seconda volta il "salvagente"  o "bail-out". In primo luogo perché lo stato delle casse statali in tanti paesi appare oggi miserevole. I paesi della UE, ad esempio, messi alle strette dalla crisi del debito stanno pensando soltanto ed unicamente a come ridurre i deficit spaventosi  dei propri bilanci. A Bruxelles tutti i discorsi vertono sulla necessità di continuare a tagliare i programmi sociali e di imporre nuove tasse. In secondo luogo, quasi nessuno dubita che la seconda ondata dello tsunami finanziario potrebbe essere molto più impetuosa di quella del 2007-2009. Parecchi squilibri dell'economia mondiale sono oggi più profondi di cinque anni fa. Il crac è stato evitato finora grazie alle possenti  iniezioni di denaro attuate dalla Federal Reserve, denominate quantitative easing, "alleggerimenti quantitativi". Anche la BCE e la Banca del Giappone hanno fatto altrettanto. Però l'operazione "alleggerimento quantitativo" non può durare in eterno, poiché contribuisce ad aggravare gli squilibri dell'economia globale e quindi a provocare sempre nuove bolle sui mercati finanziari e immobiliari. Questa estate il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha lasciato intendere che il suo istituto potrebbe cominciare a ridimensionare i programmi di "alleggerimento quantitativo". Va detto che persino certi accenni di ridimensionamento di tali programmi potrebbero generare frane di proporzioni più vaste delle precedenti. In terzo luogo, cosa assai importante, negli ultimi anni è cresciuta in tutti gli strati della società l'ostilità verso le banche. Il tanto decantato movimento "Occupy Wall Streat" è soltanto un aspetto folcloristico nella montagna della rabbia popolare. Persino il Congresso americano ha cercato di far fronte a questo sentimento e di arginare l'avidità dei bangster. Però neppure uno straccio di provvedimento risolutivo è passato contro i bangster famelici. Resta comunque la tendenza alla crescita delle coalizioni antibanchieri sia alla Camera bassa che a quella alta del Congresso USA. I circoli dirigenti del G20 avvertono tutti la pesantezza della congiuntura e sono costretti a tenerne conto.

Già alla fine del 2012 gli istituti finanziari internazionali e nazionali avevano delineato una nuova tecnica di salvataggio delle banche in situazioni di emergenza.  Della cosa si è occupato e continua ad occuparsi innanzi tutto il  Financial Stability Board, che opera nel quadro della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea. In sostanza il modello baill-out verrebbe sostituito con il modello bail-in.  Traducendo dal cinguettio dei banchieri ciò significa che le banche dovranno essere salvate non più dallo stato ma dagli stessi clienti delle banche. Ai banchieri d'ora in poi il salvagente dovranno lanciarlo i loro creditori, i possessori delle obbligazioni bancarie, i titolari dei depositi e di altri conti degli istituti che stanno per affondare. Alle banche sarà insomma consentito di mettere le mani nelle tasche dei propri clienti. Naturalmente ciò contrasta con il fondamentale principio della inviolabilità della proprietà privata. Tuttavia, i riformatori capitalisti di Basilea giustificano tutto con ragioni di opportunità, che quando occorre sono sempre al di sopra dei massimi principi. Essi sostengono in pratica che nel caso della bancarotta i clienti di una banca potrebbero non avere più nulla, mentre con il sistema bail-in possono sperare di mantenere almeno una parte dei loro beni.

Nel marzo 2013 il bail-in è stato collaudato a Cipro, anche se tanti hanno preferito definire il salvataggio delle banche cipriote a carico dei loro clienti come la prima grande confisca bancaria. Certo, di confische ad opera delle banche è piena la storia. Ma prima si chiamavano bancarotta, "inconvenienti del mercato" nel senso che tutto veniva addebitato alla sua invisibile mano. A Cipro, per la precisione, si è verificata una confisca legalizzata, una mossa pianificata dalle strutture sovranazionali, da Bruxelles (Commissione Europea) e da Francoforte (BCE). Prova ne sia che questa estate il tribunale cipriota ha respinto il ricorso dei correntisti depredati appellandosi alla legittimità della confisca avvenuta.

Sempre a Bruxelles e a Francoforte sin dal maggio scorso si è discusso della possibilità di estendere l'esperienza cipriota a tutti i paesi della UE. Si sono addirittura raggiunte intese di principio, secondo cui entro la fine di quest'anno saranno adottati nell'Unione Europea regolamenti unici per il salvataggio delle banche con il bail-in.   Fuori di metafora ciò significa che nell'Europa Unita verrà legalizzata la confisca dei depositi. Ovviamente i documenti ufficiali non parlano così chiaro: ad esempio si vocifera della possibilità di convertire parte dei depositi in capitale, nel senso che i titolari dei conti saranno obbligati a diventare azionisti della banca agonizzante. Il denaro dei correntisti, inoltre, verrebbe preventivamente congelato in modo da impedire ai clienti di andare in massa a riprenderselo. L'esempio cipriota potrebbe valere anche per altre aree geografiche, ad esempio, per paesi come Nuova Zelanda e Canada. 

Al Forum economico internazionale di San Pietroburgo il tema del salvataggio delle banche è stato fra i più discussi. Su di esso si è espresso soprattutto il ministro delle finanze russo Sergej Starciak. Egli ha sostanzialmente appoggiato il modello bail-in, aggiungendo che non serve salvare tutte le banche, ma solo quelle fondamentali. La posizione di questo funzionario è ambigua: da una parte sostiene che lo stato deve salvare le banche fondamentali, dall'altra giura che non sborserà un rublo dal bilancio statale per salvare le banche. Comunque sia il signor Starciak lascia intendere che la maggior parte delle 18 banche fondamentali russe sono statali e lo stato è tenuto comunque a salvarle. Tutte le altre non saranno salvate nonostante se ne contino almeno un migliaio. Saranno salvate a  spese dei clienti su preciso ordine delle vestali finanziarie di Basilea.  Ma i clienti, che non sono stupidi, correranno ai ripari trasferendo i conti nelle banche fondamentali. E così il fallimento del restante 98% delle banche russe subirà un'inevitabile accelerazione, ove non si ricorra a qualche altra trovata. Purtroppo di nuove magie non si vede neppure l' ombra, tant'è che la signora Nabiullina, a capo della Banca di Russia, ha già dichiarato che alla Russia bastano un paio di centinaia di banche.

Al Forum di  Pietroburgo si è fatto sentire, per la verità assai timidamente, anche il  presidente Putin.   Nel corso di una conferenza stampa alla presenza di Putin la cancelliera tedesca A.Merkel ha affermato, rispondendo ad una domanda, che è importante ricapitalizzare le banche. Putin ha subito reagito, memore delle vittime russe della ricapitalizzazione delle banche cipriote: "Signora cancelliera federale, Lei dice di non sapere chi deve farsi carico della ricapitalizzazione ed ha anche aggiunto che talvolta io parlo a voce troppo alta. Allora lo dico a voce bassa: spero che non la paghino i clienti". Effettivamente Putin ha appena appena bisbigliato queste parole. Il bisbiglio putiniano ha un valore emblematico, è una specie di segnale. Infatti, i dirigenti del nostro Ministero delle finanze e della Banca Centrale, dotati di buon udito ma anche di buon fiuto, non hanno prestato troppa attenzione alle parole del loro presidente, anzi ne ignorano bellamente il parere dimostrando una volta di più che i loro padroni si trovano fuori dalla Russsia. 

Cosa dimostrano i fatti di Cipro, Bruxelles e Pietroburgo? Innanzi tutto che le autorità monetarie di parecchi paesi tremano, il che significa che il secolare sistema bancario vigente è in coma. In secondo luogo, che i vertici del potere stanno tentando di passare ad un modello alternativo, di cui essi stessi non conoscono ancora bene i contorni. Ma forse non vogliono rivelarli, poiché una legalizzazione della confisca dei depositi può solo accelerare la morte del sistema bancario, ormai quasi privo di qualsiasi tratto distintivo di una struttura di mercato. Tutte le decisioni cruciali sono adottate dalle autorità finanziarie dei singoli paesi e delle massime organizzazioni sovranazionali come la BCE,  la Banca dei regolamenti internazionali, il Meccanismo europeo di stabilità e il Financial Stability Board. Il sistema bancario si trasformerà in APPARATO AMMINISTRATIVO DI COMANDO. I cittadini potranno essere costretti a tenere i loro risparmi in banca senza pagamento di interessi (già adesso gli interessi sui depositi sono stati praticamente azzerati).  Insomma, avremo finalmente il "SOCIALISMO DEI BANCHIERI" rigido e totalitario. Da istituti commerciali le banche diventeranno strumento di controllo e contabilità. Questo controllo si applicherà su dei cittadini intruppati in una sorta di "ESERCITO DEL LAVORO" (espressione che appartiene a L.Trockij). La società di tipo nuovo sarà dunque una combinazione di "SOCIALISMO DEI BANCHIERI" e "SOCIALISMO DA LAGER".

 

V.Katasonov

Ordinario di economia, Presidente della Società russa di economia "S.F.Sharapov"

 

Traduzione di Stefano Trocini

Fonte: www.sovross.ru, 18.09.2013

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